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	<title>Father &#038; Sons 400 &#8211; JOHN FOXX</title>
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	<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 06:15:25 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Pioniere visionario della new wave, architetto del synth-pop ed esploratore instancabile dell&#8217;estetica urbana contemporanea, John Foxx — al secolo Dennis Leigh — è una delle figure più influenti e rigorose della musica elettronica europea. La sua traiettoria artistica prende forma nella prima metà degli anni Settanta alla guida degli Ultravox!, formazione con cui scardina i canoni del rock convenzionale incrociando l&#8217;urgenza proto-punk con le intuizioni di Brian Eno e la produzione geometrica di Conny Plank. Con album seminali come Systems of Romance (1978), Foxx codifica il linguaggio timbrico e visivo che avrebbe dominato il decennio successivo, fondendo liriche d&#8217;ispirazione ballardiana, ritmiche metronomiche e architetture sintetiche. Nel 1980, con il capolavoro solista Metamatic, firma un manifesto del brutalismo sonoro: un lavoro scarnificato, privo di chitarre e interamente affidato alla freddezza analogica di sintetizzatori e drum machine. Attraverso un&#8217;estetica visiva curata nei minimi dettagli e brani simbolo dell&#8217;alienazione metropolitana, Foxx definisce la figura del dandy elettronico, influenzando direttamente pionieri quali Gary Numan e Depeche Mode, fino al moderno movimento synth-wave. La sua ricerca si declina successivamente in un eclettismo privo di compromessi commerciali: dalle aperture pastorali e neobarocche di The Garden (1981) fino all&#8217;ambizioso progetto ambient Cathedral Oceans (1997), imponente fusione di canti corali e tessiture sintetiche sacrali. Alternando la composizione con un&#8217;affermata carriera nel design grafico e nell&#8217;illustrazione, negli anni Duemila riafferma la propria centralità estetica attraverso il sodalizio analogico John Foxx and The Maths e collaborazioni con maestri dell&#8217;avanguardia quali Harold Budd e Robin Guthrie. Figura solitaria ed eticamente intransigente, John Foxx ha saputo elevare la tecnologia a strumento di indagine poetica, insegnando alle macchine a dar voce alla solitudine, al rigore e alla bellezza della civiltà industriale. TRACKLISTING: Plaza &#8211; My sex (with Ultravox)- Hiroshima mon amour (with Ultravox)- Slow motion (with Ultravox)- Underpass &#8211; Europe after the rain &#8211; Endlessly &#8211; Cathedral oceans &#8211; Crash and burn &#8211; Catwalk (with John Foxx &#38; Maths) &#8211; Down a windy street (with Harold Budd) &#8211; When you walk through me (with Ultravox)</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 315</title>
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	<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 13:55:03 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 315 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Dave Holland, Adam Baldych, Skuli Sverrisson &#038; Bill Frisell, Miguel Zenon &#038; Luiz Perdomo, Dave Holland &#038; Lione Loueke &#124; Puntata dell&#8217;11 ottobre 2026 &#124; Dave Holland. Choir &#124; Dave Holland. Veil of tears &#124; Dave Holland. Sum of all parts &#124; Adam Baldych. Long way home &#124; Adam Baldych. Rainbow &#124; Skuli Sverrisson &#038; Bill Frisell. Further down the line &#124; Skuli Sverrisson &#038; Bill Frisell. Nowhere to go &#124; Miguel Zenon &#038; Luiz Perdomo. Sombras &#124; Miguel Zenon &#038; Luiz Perdomo. Convergencia &#124; Dave Holland. Pathways &#124; Fil Rouge: Dave Holland &#038; Lione Loueke. Pure Thought &#124;</p>
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	<title>Father &#038; Sons 399 &#8211; AARON COPLAND</title>
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	<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 06:07:39 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Nato a Brooklyn nel 1900 da una famiglia di immigrati ebrei lituani e scomparso novantenne nel 1990, Aaron Copland è riconosciuto come la figura monumentale della musica colta statunitense del Novecento, comunemente insignito del titolo di &#8220;Decano dei Compositori Americani&#8221;. La sua traiettoria artistica prende avvio a Parigi nei primi anni Venti, dove diviene il primo allievo americano della celebre pedagoga Nadia Boulanger. In territorio europeo assorbe la lezione del rigore contrappuntistico, l&#8217;uso delle strutture neoclassiche di Stravinsky e le prime pulsioni del jazz. Tuttavia, è nel corso degli anni Trenta che Copland attua una consapevole scelta estetica, teorizzando la cosiddetta semplicità imposta (imposed simplicity): una deliberata reazione all&#8217;ermetismo delle avanguardie europee volta a definire un linguaggio sinfonico democratico, accessibile e autenticamente autoctono. Con le sue composizioni Copland plasma l&#8217;immaginario sonoro del paesaggio americano e del mito della Frontiera producendo capolavori quali Billy the Kid (1938), Rodeo (1942) e Appalachian Spring (1944) — opera insignita del Premio Pulitzer —, affiancati da pagine celebrative come Fanfare for the Common Man e dal ritratto sinfonico El Salón México. Accanto alla grande pagina orchestrale, Copland dimostra una straordinaria sensibilità introspettiva in composizioni urbane come Quiet City (1939) ed esercita un&#8217;influenza decisiva sul cinema hollywoodiano, conquistando il Premio Oscar nel 1950 per la colonna sonora de L&#8217;ereditiera. Nonostante le persecuzioni politiche subite durante la psicosi anticomunista del senatore McCarthy negli anni Cinquanta, l&#8217;autore ha proseguito un&#8217;instancabile ricerca formale che lo ha portato, nella fase matura, a riabbracciare l&#8217;astrazione seriale e la dodecafonia. TRACKLISTING: Fanfare for the Common Man &#8211; Appalachian Spring &#8211; Billy The Kid &#8211; El Salòn Mexico &#8211; Quiet City</p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[Nato a Brooklyn nel 1900 da una famiglia di immigrati ebrei lituani e scomparso novantenne nel 1990, Aaron Copland è riconosciuto come la figura monumentale della musica colta statunitense del Novecento, comunemente insignito del titolo di &#8220;Decano ]]></itunes:subtitle>
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	<itunes:summary><![CDATA[Nato a Brooklyn nel 1900 da una famiglia di immigrati ebrei lituani e scomparso novantenne nel 1990, Aaron Copland è riconosciuto come la figura monumentale della musica colta statunitense del Novecento, comunemente insignito del titolo di &#8220;Decano dei Compositori Americani&#8221;. La sua traiettoria artistica prende avvio a Parigi nei primi anni Venti, dove diviene il primo allievo americano della celebre pedagoga Nadia Boulanger. In territorio europeo assorbe la lezione del rigore contrappuntistico, l&#8217;uso delle strutture neoclassiche di Stravinsky e le prime pulsioni del jazz. Tuttavia, è nel corso degli anni Trenta che Copland attua una consapevole scelta estetica, teorizzando la cosiddetta semplicità imposta (imposed simplicity): una deliberata reazione all&#8217;ermetismo delle avanguardie europee volta a definire un linguaggio sinfonico democratico, accessibile e autenticamente autoctono. Con le sue composizioni Copland plasma l&#8217;immaginario sonoro del paesaggio americano e del mito della Frontiera producendo capolavori quali Billy the Kid (1938), Rodeo (1942) e Appalachian Spring (1944) — opera insignita del Premio Pulitzer —, affiancati da pagine celebrative come Fanfare for the Common Man e dal ritratto sinfonico El Salón México. Accanto alla grande pagina orchestrale, Copland dimostra una straordinaria sensibilità introspettiva in composizioni urbane come Quiet City (1939) ed esercita un&#8217;influenza decisiva sul cinema hollywoodiano, conquistando il Premio Oscar nel 1950 per la colonna sonora de L&#8217;ereditiera. Nonostante le persecuzioni politiche subite durante la psicosi anticomunista del senatore McCarthy negli anni Cinquanta, l&#8217;autore ha proseguito un&#8217;instancabile ricerca formale che lo ha portato, nella fase matura, a riabbracciare l&#8217;astrazione seriale e la dodecafonia. TRACKLISTING: Fanfare for the Common Man &#8211; Appalachian Spring &#8211; Billy The Kid &#8211; El Salòn Mexico &#8211; Quiet City
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 314</title>
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	<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:30:12 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 314 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Emile Parisien, Andreas Paragioudakis, Camille El Bacha &#038; Naghib Shanbehzadeh, Michel Godard &#038; Ihab Radwan, Dangerous Encounters Trio, Silvio Zalambani &#038; Quinteto Revolucionario, Elina Duni &#038; Rob Luft, Anouar Brahem &#124; Puntata del 4 ottobre 2026 &#124; Emile Parisien. Nusrat &#124; Emile Parisien. Asian Songs &#038; Rhythms no. 40 &#124; Andreas Paragioudakis. Phobos &#124; Camille El Bacha &#038; Naghib Shanbehzadeh. Loop Tale &#124; Michel Godard &#038; Ihab Radwan. A Trace of Grace &#124; Dangerous Encounters Trio. Milonga do mar &#124; Dangerous Encounters Trio. Autunno &#124; Silvio Zalambani &#038; Quinteto Revolucionario. Buenos Aires y regreso &#124; Silvio Zalambani &#038; Quinteto Revolucionario. Novitango &#124; Elina Duni &#038; Rob Luft. Lonely Woman &#124; Elina Duni &#038; Rob Luft. Cammina Cammina &#124; Emile Parisien. Badhra &#124; Fil Rouge: Anouar Brahem. Endless Wandering &#124;</p>
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	<title>Father &#038; Sons 398 &#8211; VAN DER GRAAF GENERATOR</title>
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	<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 06:03:15 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Van der Graaf Generator, una formazione pionieristica del progressive rock britannico che si è distinta per l&#8217;esplorazione viscerale dell&#8217;ansia esistenziale e della psiche umana. Lontani dai clichè barocchi e pastorali del genere, i Van der Graaf hanno plasmato un&#8217;architettura sonora inconfondibile caratterizzata dall&#8217;assenza della chitarra solista convenzionale e incentrata sull&#8217;organo Hammond saturato di Hugh Banton, sui sassofoni doppi e filtrati di David Jackson, sulle complesse metriche di Guy Evans e sulla vocale teatralità di Peter Hammill. Il podcast offre un&#8217;analisi filologica dei loro capolavori — da The Least We Can Do Is Wave to Each Other a Pawn Hearts e Godbluff — approfondendo il clamoroso fenomeno di culto nato in Italia, le evoluzioni soliste, le mutazioni proto-punk dell&#8217;era Van der Graaf e l&#8217;eredità artistica lasciata su artisti fondamentali come John Lydon, i Magazine e i Radiohead. TRACKLISTING:Killer &#8211; Darkness &#8211; Afterwards &#8211; Refugees &#8211; Pioneers over C &#8211; A plague of lighthouse keepers &#8211; Whilelmina &#8211; The undercover man &#8211; Cat&#8217;s eye &#8211; Every bloody emperor &#8211; Man Erg</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 313</title>
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	<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:38:56 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 313 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è dedicata a John Coltrane, nel centenario della nascita: al centro di questa puntata, i diversi quartetti proposti dal grande sassofonista statunitense &#124; Puntata del 27 settembre 2026 &#124; John Coltrane. Acknowledgement &#124; John Coltrane &#038; Thelonious Monk. Ruby my dear &#124; John Coltrane. Giant Steps &#124; John Coltrane. My favourite things &#124; John Coltrane &#038; Duke Ellington. In a sentimental mood &#124; John Coltrane. After the rain &#124; John Coltrane. Your Lady &#124; John Coltrane. Crescent &#124; John Coltrane. Wise One &#124; John Coltrane. Acknowledgement &#124; Fil Rouge: John Coltrane. Psalm &#124;</p>
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	<title>Father &#038; Sons 397 &#8211; JACQUES BREL</title>
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	<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:26:44 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Jacques Brel ha rappresentato una delle figure più dirompenti e drammatiche della musica d&#8217;autore del Novecento. Emerso nella scena parigina degli anni Cinquanta, ha scardinato i canoni tradizionali della chanson française, trasformando l&#8217;interpretazione musicale in un&#8217;opera teatrale totale, fisica ed espressionista. La sua cifra stilistica ha unito una scrittura poetica viscerale — incentrata sui temi dell&#8217;ipocrisia borghese, dell&#8217;amore disperato e della caducità del tempo — ad architetture armoniche complesse, spesso modellate su crescendo orchestrali e ritmi valzeristici in accelerazione. Il sodalizio con l&#8217;arrangiatore François Rauber e il pianista Gérard Jouannet ha dato vita a capolavori immortali quali Ne me quitte pas, Amsterdam, Ces gens-là e La Chanson des vieux amants. Rifiutando la routine dello spettacolo al culmine della fama, Brel ha abbandonato le scene dal vivo per dedicarsi al cinema e alla navigazione, ritirandosi infine nelle Isole Marchesi. La sua opera ha travalicato i confini linguistici, influenzando in modo determinante giganti della musica internazionale come David Bowie, Scott Walker, Nina Simone e Marc Almond. TRACKLISTING: Mathilde (Live Olympia 1966) &#8211; La Valse à mille temps &#8211; Grand Jacques (C&#8217;est trop facile) &#8211; Quand on n’a que l’amour &#8211; Ne me quitte pas &#8211; Les Bourgeois &#8211; Amsterdam &#8211; Ces gens‐là &#8211; La Chanson des vieux amants &#8211; Vesoul &#8211; Mon enfance &#8211; Les vieux &#8211; Les bonbons 67 (Live Olympia 1966) &#8211; Jojo &#8211; Les Maquises &#8211; If you go away (ne me quitte pas cover by Marc and the Mambas)</p>
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	<title>Father &#038; Sons 396 &#8211; TOM VERLAINE</title>
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	<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:44:12 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Tom Verlaine, leader e mente compositiva dei Television, ha rappresentato una delle figure più influenti del rock contemporaneo. Emerso nella scena newyorkese degli anni Settanta, ha superato i canoni del punk e del virtuosismo blues, introducendo un&#8217;architettura sonora cerebrale, poetica e rigorosa. La sua cifra stilistica ha unito il lirismo simbolista, le strutture modali del free jazz e una geometria a due chitarre del tutto inedita. Attraverso la Fender Jazzmaster, un uso chirurgico del tremolo e l&#8217;intreccio armonico con la chitarra di Richard Lloyd, Verlaine ha trasformato lo strumento elettrico in una voce espressiva assimilabile a un fiato. Dalla pubblicazione dello storico album Marquee Moon (1977) alle collaborazioni con Patti Smith, fino ai dischi solisti tra rock d&#8217;autore e sperimentalismo strumentale (Warm and Cool), la sua produzione ha segnato la storia dell&#8217;art-punk e del post-punk, influenzando direttamente artisti come David Bowie, R.E.M., Sonic Youth e Pixies. Scomparso nel gennaio 2023, lascia un&#8217;eredità fondata sull&#8217;equilibrio tra avanguardia e rigore formale. TRACKLISTING: Breakin&#8217; my heart &#8211; Little Johnny jewel &#8211; Hey Joe (Hendrix&#8217;s cover with Patti Smith) &#8211; Marquee moon &#8211; Days &#8211; Kingdome come &#8211; Always &#8211; Postcard from Waterloo &#8211; The scientist write a letter &#8211; Lore &#8211; Call Mr. Lee &#8211; From her finger &#8211; Tom Curtain</p>
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	<title>Father &#038; Sons 395 &#8211; TOM CORA</title>
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	<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:14:50 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Ripercorrere la traiettoria artistica di Tom Cora significa fare i conti con uno dei profili più autentici, innovativi e rigorosi della musica contemporanea degli ultimi cinquant&#8217;anni. La sua cifra stilistica non è mai risieduta nella pura esibizione di virtuosismo, ma nella capacità di umanizzare la sperimentazione rendendola uno strumento di comunicazione viscerale, ritmica e democratica. Cora ha dimostrato che il violoncello non doveva rimanere incatenato alla tradizione classica o al jazz convenzionale, trattandolo come un organismo vivo, acustico ed elettrico, capace di fondere la memoria del folk e del blues rurale con l&#8217;impatto del punk, la libertà del free jazz e il rigore del Rock in Opposition. Il suo impatto storiografico è monumentale: pochi musicisti hanno saputo costruire ponti così solidi tra contesti apparentemente inconciliabili, dai club underground del Lower East Side newyorkese ai centri sociali anarcho-punk olandesi, fino ai grandi festival d&#8217;avanguardia europei. La sua eredità vive nell&#8217;opera di violoncellisti contemporanei come Erik Friedlander, Hank Roberts, Okkyung Lee e Lucy Railton, che nel suo lavoro hanno trovato la prova che ogni confine strumentale è solo un limite mentale. A testimonianza dell&#8217;amore di una comunità globale resta il disco tributo Hallelujah, Anyway, pubblicato nel 1999 con artisti come Fred Frith, John Zorn e The Ex, omaggio indelebile a un maestro indimenticabile del suono. TRACKLISTING: Hidegen Fújnak a Szelek (tHE eX) &#8211; Straylight &#8211; NY Trio (with Eugene Chadbourne &#38; John Zorn)- Panther burn (Curlew) &#8211; The goat explains the can &#8211; You may find a bed (Skeleton crew) &#8211; La semaine des quatre jeudis (Nimal) &#8211; Saint dog (Curlew) &#8211; State of shock (The Ex) &#8211; Globe trudgers &#8211; Janna lied (Roof) &#8211; One more time (with Fred Frith &#38; Chris Cutler)</p>
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	<title>PERMANENT DAYLIGHT Puntata 188</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:36:10 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 394 &#8211; CURRENT 93</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:32:19 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Analizzare l&#8217;imponente corpus d&#8217;opere firmato da David Tibet significa confrontarsi con una delle figure più irriducibili ed esegetiche della ricerca sonica contemporanea, capace di travalicare i confini del rumorismo industriale per codificare le coordinate ermetiche dell&#8217;Apocalyptic Folk, fino a lambire la stasi contemplativa del drone-noise e le frammentazioni Sludge Metal. La chiave di volta di quattro decenni di produzione risiede in una prassi esecutiva rituale e teogonica, dove la vocalità profetica di Tibet oscilla tra declamazione gutturale e monologo interiore, ricombinando in un&#8217;unica matrice concettuale lo gnosticismo copto, l&#8217;esoterismo di Crowley, la letteratura nichilista e la psichedelia cosmica britannica. Fondatore dei Current 93 e snodo nevralgico con la sua etichetta Durtro, Tibet ha ridefinito la storiografia dell&#8217;underground fungendo da catalizzatore tra la prima avanguardia industrial di Throbbing Gristle, Nurse With Wound e Coil e il cantautorato neofolk e alternativo, restituendo alla forma-canzone la sua natura tragica e trascendente. TRACKLISTING: A sadness song &#8211; LAShTAL &#8211; Ach Golgotha &#8211; Beausoleil &#8211; A silence song &#8211; A soft voice whispers nothing &#8211; Soft black stars &#8211; The magical bird in the magical woods &#8211; Black ships ate the sky &#8211; Not because the fox barks &#8211; Untitled 7 &#8211; All the pretty little horses (featuring Nick Cave)</p>
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	<title>Father &#038; Sons 393 &#8211; N.W.A. (Niggaz Wit Attitudes)</title>
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	<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:32:07 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Analizzare a posteriori la parabola degli N.W.A significa comprendere una delle più radicali operazioni di riscrittura estetica e sociologica della musica popolare del Novecento. La cifra stilistica del collettivo di Compton ha stabilito un nuovo paradigma espressivo basato sull’iper-realismo documentaristico della scrittura e su un’ingegneria del suono rivoluzionaria, votata all&#8217;esasperazione delle frequenze basse e alla drammatizzazione cinematografica del campionamento. La forza d’urto del gruppo risiedeva in una straordinaria alchimia di talenti complementari: Ice Cube, mente ideologica e metrica, ha introdotto nella West Coast una densità lirica e schemi di rime complessi applicati a una narrazione viscerale e priva di filtri; MC Ren ha garantito l&#8217;ortodossia stradale del gruppo con un flow baritonale, serrato e marcatamente nichilista; Eazy-E, con il suo carisma iconico e il timbro vocale acuto e beffardo, ha trasformato lo spacciatore di Compton in un archetipo della cultura pop globale; mentre Dr. Dre e DJ Yella hanno firmato l&#8217;architettura sonora, superando il minimalismo degli anni Ottanta per stratificare campionamenti funk e rock fino a ridefinire, con l&#8217;uso di sintetizzatori analogici e musicisti in studio, gli standard di missaggio dell’intera industria discografica. Gli N.W.A sono stati fondamentali perché hanno costretto l&#8217;America mainstream a guardare dentro l’abisso delle proprie contraddizioni sociali, anticipando le tensioni strutturali e la brutalità poliziesca che avrebbero infiammato Los Angeles nel 1992, resistendo persino ai tentativi di censura dell’FBI e dimostrando che un prodotto indipendente poteva conquistare la vetta di Billboard senza passaggi radiofonici o televisivi. Non hanno inventato il rap di strada, ma lo hanno elevato a forma d’arte antropologica e politica: senza la breccia aperta dagli N.W.A, l’evoluzione di carriere monumentali come quelle di Snoop Dogg, Tupac Shakur, Eminem, fino ad arrivare a Kendrick Lamar, semplicemente non sarebbe stata possibile, avendo preso il margine geografico e sociale dell&#8217;impero americano per trasformarlo, per sempre, nel centro del dibattito culturale mondiale. TRACKLISTING: Express yourself &#8211; Boyz &#8216;n the hood &#8211; Dope man &#8211; Straight outta Compton &#8211; Fuck tha police &#8211; We want Eazy &#8211; Gangsta gangsta &#8211; Real niggaz &#8211; Always into somethin&#8217; &#8211; No vaseline (Ice Cube) &#8211; The dayz of wayback &#8211; Real Muthaphuckkin G&#8217;s (Eazy E) &#8211; Tha muthaphuckkin&#8217; real (Eazy E) &#8211; If it ain&#8217;t ruff</p>
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	<content:encoded><![CDATA[<p>Analizzare a posteriori la parabola degli N.W.A significa comprendere una delle più radicali operazioni di riscrittura estetica e sociologica della musica popolare del Novecento. La cifra stilistica del collettivo di Compton ha stabilito un nuovo paradigma espressivo basato sull’iper-realismo documentaristico della scrittura e su un’ingegneria del suono rivoluzionaria, votata all&#8217;esasperazione delle frequenze basse e alla drammatizzazione cinematografica del campionamento. La forza d’urto del gruppo risiedeva in una straordinaria alchimia di talenti complementari: Ice Cube, mente ideologica e metrica, ha introdotto nella West Coast una densità lirica e schemi di rime complessi applicati a una narrazione viscerale e priva di filtri; MC Ren ha garantito l&#8217;ortodossia stradale del gruppo con un flow baritonale, serrato e marcatamente nichilista; Eazy-E, con il suo carisma iconico e il timbro vocale acuto e beffardo, ha trasformato lo spacciatore di Compton in un archetipo della cultura pop globale; mentre Dr. Dre e DJ Yella hanno firmato l&#8217;architettura sonora, superando il minimalismo degli anni Ottanta per stratificare campionamenti funk e rock fino a ridefinire, con l&#8217;uso di sintetizzatori analogici e musicisti in studio, gli standard di missaggio dell’intera industria discografica. Gli N.W.A sono stati fondamentali perché hanno costretto l&#8217;America mainstream a guardare dentro l’abisso delle proprie contraddizioni sociali, anticipando le tensioni strutturali e la brutalità poliziesca che avrebbero infiammato Los Angeles nel 1992, resistendo persino ai tentativi di censura dell’FBI e dimostrando che un prodotto indipendente poteva conquistare la vetta di Billboard senza passaggi radiofonici o televisivi. Non hanno inventato il rap di strada, ma lo hanno elevato a forma d’arte antropologica e politica: senza la breccia aperta dagli N.W.A, l’evoluzione di carriere monumentali come quelle di Snoop Dogg, Tupac Shakur, Eminem, fino ad arrivare a Kendrick Lamar, semplicemente non sarebbe stata possibile, avendo preso il margine geografico e sociale dell&#8217;impero americano per trasformarlo, per sempre, nel centro del dibattito culturale mondiale. TRACKLISTING: Express yourself &#8211; Boyz &#8216;n the hood &#8211; Dope man &#8211; Straight outta Compton &#8211; Fuck tha police &#8211; We want Eazy &#8211; Gangsta gangsta &#8211; Real niggaz &#8211; Always into somethin&#8217; &#8211; No vaseline (Ice Cube) &#8211; The dayz of wayback &#8211; Real Muthaphuckkin G&#8217;s (Eazy E) &#8211; Tha muthaphuckkin&#8217; real (Eazy E) &#8211; If it ain&#8217;t ruff</p>
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	<title>Father &#038; Sons 392 &#8211; Tori Amos</title>
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	<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:58:10 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Eretica, confessionale, pianistica: l’universo di Tori Amos rappresenta uno degli strappi più violenti e necessari nel tessuto del cantautorato rock dagli anni Novanta in poi. Lontana dalle mode del grunge e dell&#8217;alt-rock dell&#8217;epoca, l&#8217;artista americana ha eletto il pianoforte a prolungamento fisico del proprio corpo e della propria voce, scardinando l&#8217;immagine rassicurante della pianista classica per trasformarla in una sciamana viscerale. Tori Amos ha edificato la sua intera poetica su un contrasto formidabile: la purezza classica degli arrangiamenti strumentali , frutto di una formazione precoce in conservatorio, costantemente profanata da testi crudi, disturbanti e privi di filtri censori. La sua cifra stilistica risiede in una drammaturgia del suono instabile, dove la voce si muove con un&#8217;escursione acrobatica e teatrale, passando da sussurri soffocati a improvvisi registri gutturali, mentre le mani sul pianoforte tessono poliritmie complesse e arpeggi ipnotici. Brani seminali come Crucify e Silent All These Years non sono stati semplici sfoghi catartici, ma radicali manifesti politici, capaci di affrontare il trauma, la violenza sessuale, il peso della colpa religiosa e la decostruzione del consumismo con un&#8217;onestà che ha ridefinito i confini del pop alternativo. I suoi capolavori degli anni Novanta, da Little Earthquakes e Under the Pink fino alle sperimentazioni elettroniche d&#8217;avanguardia di From the Choirgirl Hotel, sono trattati di anatomia emotiva e ingegneria acustica. Attraverso l&#8217;uso di progressioni armoniche oblique e dissonanze controllate, Tori Amos ha dimostrato che la massima vulnerabilità può coincidere con una prova di forza compositiva monumentale, elevano il concetto di &#8220;canzone POP&#8221; e lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque intenda la musica come un rito di possessione e liberazione. TRACKLISTING: Spark &#8211; Crucify &#8211; Cool on your island &#8211; Silent all these years &#8211; Cornflake girl &#8211; Caught a little sneeze &#8211; Cruel &#8211; Juarez &#8211; &#8217;97 Bonnie &#038; Clyde (Eminem cover) &#8211; A sorta fairytale &#8211; Big wheel &#8211; Star whisperer &#8211; Shush &#8211; Professional widow</p>
<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-392-tori-amos/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>
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	<itunes:summary><![CDATA[Eretica, confessionale, pianistica: l’universo di Tori Amos rappresenta uno degli strappi più violenti e necessari nel tessuto del cantautorato rock dagli anni Novanta in poi. Lontana dalle mode del grunge e dell&#8217;alt-rock dell&#8217;epoca, l&#8217;artista americana ha eletto il pianoforte a prolungamento fisico del proprio corpo e della propria voce, scardinando l&#8217;immagine rassicurante della pianista classica per trasformarla in una sciamana viscerale. Tori Amos ha edificato la sua intera poetica su un contrasto formidabile: la purezza classica degli arrangiamenti strumentali , frutto di una formazione precoce in conservatorio, costantemente profanata da testi crudi, disturbanti e privi di filtri censori. La sua cifra stilistica risiede in una drammaturgia del suono instabile, dove la voce si muove con un&#8217;escursione acrobatica e teatrale, passando da sussurri soffocati a improvvisi registri gutturali, mentre le mani sul pianoforte tessono poliritmie complesse e arpeggi ipnotici. Brani seminali come Crucify e Silent All These Years non sono stati semplici sfoghi catartici, ma radicali manifesti politici, capaci di affrontare il trauma, la violenza sessuale, il peso della colpa religiosa e la decostruzione del consumismo con un&#8217;onestà che ha ridefinito i confini del pop alternativo. I suoi capolavori degli anni Novanta, da Little Earthquakes e Under the Pink fino alle sperimentazioni elettroniche d&#8217;avanguardia di From the Choirgirl Hotel, sono trattati di anatomia emotiva e ingegneria acustica. Attraverso l&#8217;uso di progressioni armoniche oblique e dissonanze controllate, Tori Amos ha dimostrato che la massima vulnerabilità può coincidere con una prova di forza compositiva monumentale, elevano il concetto di &#8220;canzone POP&#8221; e lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque intenda la musica come un rito di possessione e liberazione. TRACKLISTING: Spark &#8211; Crucify &#8211; Cool on your island &#8211; Silent all these years &#8211; Cornflake girl &#8211; Caught a little sneeze &#8211; Cruel &#8211; Juarez &#8211; &#8217;97 Bonnie &#038; Clyde (Eminem cover) &#8211; A sorta fairytale &#8211; Big wheel &#8211; Star whisperer &#8211; Shush &#8211; Professional widow
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	<title>Father &#038; Sons 391 &#8211; The Durutti Column</title>
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	<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:31:40 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>I Durutti Column non sono mai stati una semplice band, ma la proiezione dell’universo interiore di Vini Reilly, architetto di un suono inconfondibile che ha ridefinito i confini del post-punk e dell&#8217;avanguardia chitarristica fin dagli esordi sotto l’ala protettrice della Factory Records, un progetto che ha saputo elevare il minimalismo, l’improvvisazione e l’elettronica da camera ad una forma d&#8217;arte pura, capace di trasformare il silenzio in uno strumento narrativo fondamentale. Attraverso un intreccio di arpeggi cristallini, loop ossessivi e una sensibilità melodica sempre sospesa tra malinconia e astrazione, Vini Reilly ha influenzato generazioni di artisti senza mai piegarsi alle logiche commerciali, mantenendo intatta una coerenza estetica quasi ascetica. Dalle atmosfere glaciali di The Return of the Durutti Column fino alla capacità di rendere il dolore un’esperienza tattile in brani come The Missing Boy (dedicata all&#8217;amico Ian Curtis), l&#8217;alchimia sonora di Reilly (un vero e proprio artigiano dell&#8217;effimero) oggi torna prepotentemente protagonista. Dopo sedici anni di silenzio discografico, la creatura di Vini Reilly è pronta a tornare con l’inedito album Renascent, confermando come la musica dei Durutti Column possa essere ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile. TRACKLISTING: Future perfect &#8211; No communication &#8211; Sketch for summer &#8211; The missing boy &#8211; Prayer &#8211; Without mercy &#8211; Tomorrow &#8211; Arpeggiator &#8211; Requiem again &#8211; For Colette &#8211; Pigeon &#8211; Quatro &#8211; Liars</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 312</title>
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	<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 15:38:59 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 312 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Timo Lassy, Renee Rosnes, Jabfung, Mathis Picard, John Scofield, Jun Iida &#124; Puntata del 5 luglio 2026 &#124; Timo Lassy. Mountain Man Exit / Orlo &#124; Timo Lassy. Moves &#124; Renee Rosnes. Trillhos Urbanos &#124; Renee Rosnes. Frevo &#124; Jabfung. In transit undefined &#124; Jabfung. Future Tense &#124; Mathis Picard. Never Again &#124; Mathis Picard. Prana &#124; John Scofield. Jeep on 35 &#124; John Scofield. BLackout &#124; John Scofield. Groan Man &#124; Timo Lassy. Better Together &#124; Fil Rouge: Jun Iida. Chasing Peace &#124;</p>
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	<title>POPTONES Puntata 345</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 17:06:22 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 344</title>
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	<title>POPTONES Puntata 343</title>
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	<title>POPTONES Puntata 342</title>
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	<title>POPTONES Puntata 339</title>
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	<title>POPTONES Puntata 337</title>
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	<title>POPTONES Puntata 333</title>
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	<title>BRITANNICA Puntata 174</title>
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	<title>Father &#038; Sons 390 &#8211; Steely Dan</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:14:23 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>Maniacali, cinici, inafferrabili: l’universo degli Steely Dan rappresenta il più sofisticato paradosso del pop-rock americano. Walter Becker e Donald Fagen hanno applicato il rigore armonico del be-bop, la letteratura noir della Beat Generation e il nichilismo metropolitano alla forma canzone, creando un ibrido sonoro inimitabile. Liquidata presto l&#8217;attività live, si sono rinchiusi negli studi di Los Angeles trasformando il gruppo in un marchio concettuale. Guidati da un&#8217;ossessione maniacale per la perfezione acustica, Becker e Fagen agivano come registi spietati, capaci di convocare e scartare decine di turnisti di lusso per un singolo assolo, esigendo l&#8217;esecuzione definitiva.La loro cifra stilistica vive nel contrasto tra la lucentezza degli arrangiamenti e l&#8217;oscurità dei testi. Sotto una superficie levigata di pop-jazz e yacht rock si nasconde un microcosmo di spacciatori, truffatori e intellettuali falliti, raccontati con ironia sarcastica.Hanno dimostrato come la massima complessità strutturale possa mimetizzarsi nel pop accessibile.Capolavori come The Royal Scam, Aja e Gaucho sono autentici trattati di ingegneria sonora. Attraverso l&#8217;uso di soluzioni armoniche audaci e incastri ritmici millimetrici affidati a giganti come Steve Gadd o Larry Carlton, la band ha anticipato la precisione dei sequencer digitali.Gli Steely Dan hanno ridefinito gli standard della produzione discografica, lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque consideri lo studio di registrazione come il più alto strumento di composizione. TRACKLISTING: Dirty work &#8211; Reelin&#8217; the years &#8211; Do it again &#8211; Bodhisattva &#8211; Rikki don&#8217;t lose that number &#8211; Night by night &#8211; Doctor Wu &#8211; Kid Charlemagne &#8211; Aja &#8211; Deacon blues &#8211; Hey nineteen &#8211; New Frontier (Donald Fagen solo album)- Babylon sisters</p>
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	<content:encoded><![CDATA[<p>Maniacali, cinici, inafferrabili: l’universo degli Steely Dan rappresenta il più sofisticato paradosso del pop-rock americano. Walter Becker e Donald Fagen hanno applicato il rigore armonico del be-bop, la letteratura noir della Beat Generation e il nichilismo metropolitano alla forma canzone, creando un ibrido sonoro inimitabile. Liquidata presto l&#8217;attività live, si sono rinchiusi negli studi di Los Angeles trasformando il gruppo in un marchio concettuale. Guidati da un&#8217;ossessione maniacale per la perfezione acustica, Becker e Fagen agivano come registi spietati, capaci di convocare e scartare decine di turnisti di lusso per un singolo assolo, esigendo l&#8217;esecuzione definitiva.La loro cifra stilistica vive nel contrasto tra la lucentezza degli arrangiamenti e l&#8217;oscurità dei testi. Sotto una superficie levigata di pop-jazz e yacht rock si nasconde un microcosmo di spacciatori, truffatori e intellettuali falliti, raccontati con ironia sarcastica.Hanno dimostrato come la massima complessità strutturale possa mimetizzarsi nel pop accessibile.Capolavori come The Royal Scam, Aja e Gaucho sono autentici trattati di ingegneria sonora. Attraverso l&#8217;uso di soluzioni armoniche audaci e incastri ritmici millimetrici affidati a giganti come Steve Gadd o Larry Carlton, la band ha anticipato la precisione dei sequencer digitali.Gli Steely Dan hanno ridefinito gli standard della produzione discografica, lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque consideri lo studio di registrazione come il più alto strumento di composizione. TRACKLISTING: Dirty work &#8211; Reelin&#8217; the years &#8211; Do it again &#8211; Bodhisattva &#8211; Rikki don&#8217;t lose that number &#8211; Night by night &#8211; Doctor Wu &#8211; Kid Charlemagne &#8211; Aja &#8211; Deacon blues &#8211; Hey nineteen &#8211; New Frontier (Donald Fagen solo album)- Babylon sisters</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 311</title>
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	<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 15:39:05 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 311 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Mark Turner, Yvonne Rogers, Francesco Pierotti, Sergio Di Gennaro, Martha Sanchez, Joe Webb, Little North, Joel Lyssarides &#124; Puntata del 28 giugno 2026 &#124; Mark Turner. Lehman&#8217;s lair &#124; Mark Turner. It very well may be &#124; Yvonne Rogers. Luster &#124; Yvonne Rogers. First attempt &#124; Francesco Pierotti. Like someone in love &#124; Sergio Di Gennaro. She danced alone &#124; Sergio Di Gennaro. Wound up to fly &#124; Martha Sanchez. Snowing in the woods &#124; Martha Sanchez. The Regret &#124; Joe Webb. I&#8217;m confessin&#8217; that I love you &#124; Little North. Say &#124; Little North. Hold on &#124; Mark Turner. The Happiest Man on Earth &#124; Fil Rouge: Joel Lyssarides. Never Alone &#124;</p>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 404</title>
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	<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:17:00 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 403</title>
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	<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:06:18 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 389- The Lounge Lizards</title>
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	<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:28:28 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Abissali, eleganti, urticanti: calarsi nell’universo dei Lounge Lizards significa accettare il naufragio del jazz tradizionale per assistere al trionfo del cubismo applicato alla materia rock. Fondati alla fine degli anni Settanta nel Lower East Side da John Lurie e suo fratello Evan, hanno preso il bop e l’hanno scaraventato nelle cantine della No Wave newyorkese, inventando lo sfrontato concetto di &#8220;Fake Jazz&#8221;. Non era vero jazz perché rifiutava la filologia accademica, ma era jazz d&#8217;assalto perché ne deformava i canoni con una spigolosità punk. Indossando abiti vintage stazzonati, i Lizards hanno imposto un&#8217;avanguardia in cui le melodie del sax di Lurie venivano squartate dalle lame di rumore bianco della chitarra di Arto Lindsay e dal drumming geometrico di Anton Fier. Nel corso degli anni l&#8217;ensemble si è trasformato in un&#8217;orchestra mutante di fuoriclasse, arruolando geni eretici come Marc Ribot e John Medeski. La loro evoluzione è una sequenza cinematografica: dalle nevrosi metropolitane degli esordi alle marce da circo di No Pain for Cakes, fino al primitivismo ipnotico e poliritmico di Voice of Chunk. I Lounge Lizards hanno dimostrato che il jazz deve rimanere una materia bastarda, pericolosa e contaminata. Senza le loro partiture oblique e la loro attitudine da dandy post-punk, l&#8217;evoluzione della scena Downtown di New York e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. TRACKLISTING:Big heart / I can&#8217;t hardly walk / Incident on south street / Stompin&#8217; at the Corona / Bella by barlight / No pain no cakes / The magic of Palermo / Bob the Bob / Voice of chunk / The Punch &#38; Judy tango / Queen of all ears / The invention of animals (as The John Lurie National Orchestra)</p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[Abissali, eleganti, urticanti: calarsi nell’universo dei Lounge Lizards significa accettare il naufragio del jazz tradizionale per assistere al trionfo del cubismo applicato alla materia rock. Fondati alla fine degli anni Settanta nel Lower East Side da ]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p>Abissali, eleganti, urticanti: calarsi nell’universo dei Lounge Lizards significa accettare il naufragio del jazz tradizionale per assistere al trionfo del cubismo applicato alla materia rock. Fondati alla fine degli anni Settanta nel Lower East Side da John Lurie e suo fratello Evan, hanno preso il bop e l’hanno scaraventato nelle cantine della No Wave newyorkese, inventando lo sfrontato concetto di &#8220;Fake Jazz&#8221;. Non era vero jazz perché rifiutava la filologia accademica, ma era jazz d&#8217;assalto perché ne deformava i canoni con una spigolosità punk. Indossando abiti vintage stazzonati, i Lizards hanno imposto un&#8217;avanguardia in cui le melodie del sax di Lurie venivano squartate dalle lame di rumore bianco della chitarra di Arto Lindsay e dal drumming geometrico di Anton Fier. Nel corso degli anni l&#8217;ensemble si è trasformato in un&#8217;orchestra mutante di fuoriclasse, arruolando geni eretici come Marc Ribot e John Medeski. La loro evoluzione è una sequenza cinematografica: dalle nevrosi metropolitane degli esordi alle marce da circo di No Pain for Cakes, fino al primitivismo ipnotico e poliritmico di Voice of Chunk. I Lounge Lizards hanno dimostrato che il jazz deve rimanere una materia bastarda, pericolosa e contaminata. Senza le loro partiture oblique e la loro attitudine da dandy post-punk, l&#8217;evoluzione della scena Downtown di New York e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. TRACKLISTING:Big heart / I can&#8217;t hardly walk / Incident on south street / Stompin&#8217; at the Corona / Bella by barlight / No pain no cakes / The magic of Palermo / Bob the Bob / Voice of chunk / The Punch &#38; Judy tango / Queen of all ears / The invention of animals (as The John Lurie National Orchestra)</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 310</title>
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	<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 15:39:07 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 310 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica del Bignami Veltri Jazz Ensemble, delLandscape Trio, di Srdjan Ivanovic, di Ben Patterson, di Aki Takase &#038; Daniel Erdmann e di George Cotsiliros &#124; Puntata del 21 giugno 2026 &#124; Bignami Veltri Jazz Ensemble. The Path of the Non-Conformist &#124; Bignami Veltri Jazz Ensemble. Black Hole Sun &#124; Landscape Trio. A raindrop story &#124; Landscape Trio. Shibuya &#124; Srdjan Ivanovic. Ouranos &#124; Srdjan Ivanovic. Gaia &#124; Ben Patterson. Confidence and doubt &#124; Ben Patterson. Stretch &#124; Aki Takase &#038; Daniel Erdmann. Perdido &#124; Aki Takase &#038; Daniel Erdmann. African Flower &#124; Bignami Veltri Jazz Ensemble. Junk Space &#124; Fil Rouge: George Cotsiliros. When Sunny gets blue &#124;</p>
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	<title>Father &#038; Sons 388 &#8211; Julius Eastman</title>
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	<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:34:52 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Geniale, respingente, tragico: Julius Eastman ha preso la purezza matematica del minimalismo bianco e accademico e l’ha violentata con la carne, il sangue e l&#8217;orgoglio della cultura nera e queer della New York anni Settanta. Compositore, pianista e vocalist dalla cifra stilistica irripetibile, Eastman ha teorizzato il &#8220;minimalismo organico&#8221;, un processo di accumulazione sonora in cui ogni nuova cellula melodica non sostituisce la precedente ma si stratifica in un crescendo denso e dal forte impatto fisico, che richiedeva ai musicisti uno sforzo quasi atletico. Brani dai titoli volutamente incendiari come Evil Nigger, Crazy Nigger o Gay Guerrilla non erano provocazioni sterili, ma ordigni politici scagliati contro l&#8217;intelligenzia musicale dell&#8217;epoca, rivendicazioni identitarie radicali che fondevano il rigore strutturale di Steve Reich con la fiammata dionisiaca del free jazz. Ma la sua urgenza espressiva passava anche attraverso una tecnica vocale prodigiosa: la sua interpretazione degli Eight Songs for a Mad King di Peter Maxwell Davies resta un documento impressionante di follia teatrale ed estensione acrobatica. A fronte di un talento monumentale, la sua parabola biografica si è consumata in una discesa agli inferi dolorosa e totalizzante. Divorato dalle dipendenze e dall&#8217;autodistruzione, subì uno sfratto esecutivo che portò alla dispersione e alla distruzione di gran parte delle sue partiture, gettate letteralmente sul marciapiede della East Village. È morto in totale isolamento e indigenza nel 1990, e il mondo si è accorto della sua scomparsa solo otto mesi dopo. Oggi, grazie a un meticoloso lavoro di restauro filologico delle poche registrazioni superstiti, Eastman viene finalmente riconosciuto per ciò che era: un gigante eretico che ha pagato con l’oblio il prezzo di una libertà estetica troppo assoluta per il suo tempo. TRACKLISTING: Julius Eastman’s spoken introduction to the Northwestern University concert/ Eight songs for a mad king / Stay on it / Femenine &#8211; All changing / Evil nigger / Travelling / The holy presence of Joan D&#8217;Arc / Femenine &#8211; Prime / Joy boy</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 309</title>
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	<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 15:39:10 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 309 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Francesco Pierotti, Emie R Roussel Trio, Vitantonio Gasparro, Luca Falomi, Rino De Patre, Joe Webb, Joona Toivanen &#124; Puntata del 14 giugno 2026 &#124; Francesco Pierotti. Bag&#8217;s groove &#124; Francesco Pierotti. For all we know &#124; Emie R Roussel Trio. Trois Lunes &#124; Emie R Roussel Trio. Lueur des feuilles oubliées &#124; Vitantonio Gasparro. Shades of an instant &#124; Vitantonio Gasparro. Three places &#124; Luca Falomi. La 13a ora &#124; Luca Falomi. Duende &#124; Rino De Patre. Mediterranea &#124; Joe Webb. Goalmouth scramble &#124; Joe Webb. Dy-na my-tee &#124; Joe Webb. Mellow Tony &#124; Francesco Pierotti. Come rain or come shine &#124; Fil Rouge: Joona Toivanen. Density &#124;</p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[La puntata 309 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Francesco Pierotti, Emie R Roussel Trio, Vitantonio Gasparro, Luca Falomi, Rino De Patre, Joe Webb, Joona Toivanen &#124; Puntata del 14 giugno 2026 &#124; Francesco Pierott]]></itunes:subtitle>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 402</title>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 401</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:00:25 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 400</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:46:23 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 399</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:39:47 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 398</title>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 395</title>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 394</title>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 393</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:58:13 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 387 &#8211; Captain Beefheart</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 04:53:57 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Abissale, urticante, sciamanico: calarsi nell’universo di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, significa accettare il naufragio di ogni certezza formale per esplorare il cubismo applicato alla materia rock. Viene sezionata la parabola di un genio primitivo che ha disintegrato il blues rurale del Delta per ricombinarlo con l&#8217;urgenza del free jazz, trasformando la poliritmia in una rischiosa architettura del caos. Al centro di questo Big Bang estetico pulsa l’asse magnetico e conflittuale con Frank Zappa, compagno di scorribande adolescenziali nel deserto del Mojave a base di r&#038;b oscuro e visioni d&#8217;avanguardia. Zappa, il geometra ossessivo della partitura, fu l’unico a comprendere e incanalare la potenza anarchica del Capitano, offrendogli i mezzi per registrare i suoi deliri sonori e assecondando una visione che sfidava le leggi stesse della fisica acustica. La cifra stilistica di Beefheart risiede proprio in questo totale disallineamento: chitarre deragliate che viaggiano su tempi dispari, linee di basso sradicate dal groove tradizionale e una voce da baritono fangoso capace di coprire quattro ottave, spesso registrata a cappella ignorando la traccia strumentale. Non si trattava di improvvisazione, ma di un rigore brutale e primitivo, ottenuto costringendo la sua Magic Band a prove estenuanti per tradurre in note frammenti di pianoforte astratti e intuizioni visive. Senza questo espressionismo sonoro e la sua poesia ecologista e allucinata, l&#8217;evoluzione del post-punk, del noise e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. Un viaggio denso e ravvicinato per comprendere l&#8217;uomo che ha dimostrato al mondo come la struttura più complessa possa nascere dalla più pura e viscerale anarchia. TRACKLISTING: Her eyes are blue a million miles &#8211; Diddy wah diddy (Bo Diddley cover) &#8211; Electricity &#8211; Trust us &#8211; Hair pie _ Pachuco cadaver &#8211; When Big Joan sets up &#8211; Flash Gordon&#8217;s ape &#8211; Big eyed beans from Venus &#8211; Further than we&#8217;ve gone &#8211; Muffin man (live with Frank Zappa) &#8211; Bat chain puller &#8211; Ice cream for crow &#8211; Sure &#8216;nuff &#8216;n yes i do</p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[Abissale, urticante, sciamanico: calarsi nell’universo di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, significa accettare il naufragio di ogni certezza formale per esplorare il cubismo applicato alla materia rock. Viene sezionata la parabola di un genio prim]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p>Abissale, urticante, sciamanico: calarsi nell’universo di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, significa accettare il naufragio di ogni certezza formale per esplorare il cubismo applicato alla materia rock. Viene sezionata la parabola di un genio primitivo che ha disintegrato il blues rurale del Delta per ricombinarlo con l&#8217;urgenza del free jazz, trasformando la poliritmia in una rischiosa architettura del caos. Al centro di questo Big Bang estetico pulsa l’asse magnetico e conflittuale con Frank Zappa, compagno di scorribande adolescenziali nel deserto del Mojave a base di r&#038;b oscuro e visioni d&#8217;avanguardia. Zappa, il geometra ossessivo della partitura, fu l’unico a comprendere e incanalare la potenza anarchica del Capitano, offrendogli i mezzi per registrare i suoi deliri sonori e assecondando una visione che sfidava le leggi stesse della fisica acustica. La cifra stilistica di Beefheart risiede proprio in questo totale disallineamento: chitarre deragliate che viaggiano su tempi dispari, linee di basso sradicate dal groove tradizionale e una voce da baritono fangoso capace di coprire quattro ottave, spesso registrata a cappella ignorando la traccia strumentale. Non si trattava di improvvisazione, ma di un rigore brutale e primitivo, ottenuto costringendo la sua Magic Band a prove estenuanti per tradurre in note frammenti di pianoforte astratti e intuizioni visive. Senza questo espressionismo sonoro e la sua poesia ecologista e allucinata, l&#8217;evoluzione del post-punk, del noise e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. Un viaggio denso e ravvicinato per comprendere l&#8217;uomo che ha dimostrato al mondo come la struttura più complessa possa nascere dalla più pura e viscerale anarchia. TRACKLISTING: Her eyes are blue a million miles &#8211; Diddy wah diddy (Bo Diddley cover) &#8211; Electricity &#8211; Trust us &#8211; Hair pie _ Pachuco cadaver &#8211; When Big Joan sets up &#8211; Flash Gordon&#8217;s ape &#8211; Big eyed beans from Venus &#8211; Further than we&#8217;ve gone &#8211; Muffin man (live with Frank Zappa) &#8211; Bat chain puller &#8211; Ice cream for crow &#8211; Sure &#8216;nuff &#8216;n yes i do</p>
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	<title>Father &#038; Sons 386 &#8211; Holger Czukay</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 17:02:49 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Allievo di Karlheinz Stockhausen e co-fondatore dei Can, Holger Czukay ha scardinato il rigore accademico iniettando il montaggio d’avanguardia nel corpo del Krautrock e del pop mutante. Nel ruolo di bassista, ingegnere del suono e manipolatore di nastri all&#8217;Inner Space Studio, Czukay applicava le tecniche della musica concreta all&#8217;improvvisazione radicale, distillando ore di jam ipnotiche attraverso un lavoro chirurgico di forbici e nastro adesivo. Ben prima dell&#8217;era digitale, ha anticipato il campionamento moderno e la world music con l&#8217;uso pionieristico della radio a onde corte e di dittafoni modificati, catturando frammenti dall&#8217;etere per integrarli nel flusso sonoro. Dalle intuizioni etno-ambient di Canaxis 5 (1969) fino al capolavoro solista Movies (1979), pilastro che ispirerà &#8220;My Life in the Bush of Ghosts&#8221; di Brian Eno e David Byrne, Czukay ha operato come un metodico &#8220;Dottor Frankenstein dell&#8217;era analogica&#8221;. Capace di connettere l&#8217;avanguardia colta del Novecento alla cultura pop del remix, del loop e del plunderphonics, ha ridefinito l&#8217;estetica dell&#8217;errore controllato anche attraverso storiche collaborazioni con Jah Wobble, Conny Plank e David Sylvian, consacrando il montaggio strutturale a supremo atto compositivo. TRACKLISTING: (with CAN) Father cannot yell &#8211; Paperhouse &#8211; Vitamin C &#8211; Don&#8217;t say no / (with David Sylvian) Plight / (with Rolf Dammers) Boat woman song / (with Jah Wobble) Mistery RPS / (solo) Ode to perfume &#8211; Cool in the pool &#8211; Fragrance &#8211; Ride a radio wave &#8211; Persian love</p>
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	<content:encoded><![CDATA[<p>Allievo di Karlheinz Stockhausen e co-fondatore dei Can, Holger Czukay ha scardinato il rigore accademico iniettando il montaggio d’avanguardia nel corpo del Krautrock e del pop mutante. Nel ruolo di bassista, ingegnere del suono e manipolatore di nastri all&#8217;Inner Space Studio, Czukay applicava le tecniche della musica concreta all&#8217;improvvisazione radicale, distillando ore di jam ipnotiche attraverso un lavoro chirurgico di forbici e nastro adesivo. Ben prima dell&#8217;era digitale, ha anticipato il campionamento moderno e la world music con l&#8217;uso pionieristico della radio a onde corte e di dittafoni modificati, catturando frammenti dall&#8217;etere per integrarli nel flusso sonoro. Dalle intuizioni etno-ambient di Canaxis 5 (1969) fino al capolavoro solista Movies (1979), pilastro che ispirerà &#8220;My Life in the Bush of Ghosts&#8221; di Brian Eno e David Byrne, Czukay ha operato come un metodico &#8220;Dottor Frankenstein dell&#8217;era analogica&#8221;. Capace di connettere l&#8217;avanguardia colta del Novecento alla cultura pop del remix, del loop e del plunderphonics, ha ridefinito l&#8217;estetica dell&#8217;errore controllato anche attraverso storiche collaborazioni con Jah Wobble, Conny Plank e David Sylvian, consacrando il montaggio strutturale a supremo atto compositivo. TRACKLISTING: (with CAN) Father cannot yell &#8211; Paperhouse &#8211; Vitamin C &#8211; Don&#8217;t say no / (with David Sylvian) Plight / (with Rolf Dammers) Boat woman song / (with Jah Wobble) Mistery RPS / (solo) Ode to perfume &#8211; Cool in the pool &#8211; Fragrance &#8211; Ride a radio wave &#8211; Persian love</p>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 308</title>
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	<pubDate>Sun, 31 May 2026 14:09:09 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>La puntata 308 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è la seconda delle due puntate dedicate a Miles Davis, nel centenario della nascita: al centro di questa puntata, le formazioni più importanti create da Miles Davis e la sua capacità di coinvolgere i più grandi musicisti della storia del jazz nelle sue produzioni &#124; Puntata del 31 maggio 2026 &#124; Miles Davis. My Funny Valentine &#124; Miles Davis. Half Nelson &#124; Miles Davis. Bye Bye Blackbird &#124; Miles Davis. Final &#124; Miles Davis. Eighty-One &#124; Miles Davis. Prince of Darkness &#124; Miles Davis. Madness &#124; Miles Davis. Black Comedy &#124; Miles Davis. Tutu &#124; Miles Davis. Code M.D. &#124; Miles Davis. Jean Pierre &#124; Miles Davis. Miles ahead &#124; Miles Davis. Summertime &#124; Miles Davis. My man&#8217;s gone now &#124; Miles Davis. It ain&#8217;t necessarily so &#124; Miles Davis. Concierto de Aranjuez &#124; Fil Rouge: Miles Davis. In a silent way / It&#8217;s about that time &#124;</p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[La puntata 308 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è la seconda delle due puntate dedicate a Miles Davis, nel centenario della nascita: al centro di questa puntata, le formazioni più importanti create da Miles Davis e la sua capacità di coinvolge]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p>La puntata 308 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è la seconda delle due puntate dedicate a Miles Davis, nel centenario della nascita: al centro di questa puntata, le formazioni più importanti create da Miles Davis e la sua capacità di coinvolgere i più grandi musicisti della storia del jazz nelle sue produzioni &#124; Puntata del 31 maggio 2026 &#124; Miles Davis. My Funny Valentine &#124; Miles Davis. Half Nelson &#124; Miles Davis. Bye Bye Blackbird &#124; Miles Davis. Final &#124; Miles Davis. Eighty-One &#124; Miles Davis. Prince of Darkness &#124; Miles Davis. Madness &#124; Miles Davis. Black Comedy &#124; Miles Davis. Tutu &#124; Miles Davis. Code M.D. &#124; Miles Davis. Jean Pierre &#124; Miles Davis. Miles ahead &#124; Miles Davis. Summertime &#124; Miles Davis. My man&#8217;s gone now &#124; Miles Davis. It ain&#8217;t necessarily so &#124; Miles Davis. Concierto de Aranjuez &#124; Fil Rouge: Miles Davis. In a silent way / It&#8217;s about that time &#124;</p>
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	<title>Father &#038; Sons 385 &#8211; Perigeo</title>
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	<pubDate>Tue, 26 May 2026 16:11:26 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<p>I Perigeo rappresentano una delle anomalie più colte, felici e tecnicamente folgoranti della musica italiana degli anni &#8217;70. In un panorama nazionale dominato dal progressive rock sinfonico, la creatura di Giovanni Tommaso scelse una via radicalmente diversa, ponendosi come il ponte ideale tra la fusion elettrica d&#8217;oltreoceano e un lirismo tipicamente europeo e mediterraneo.Nata nel 1972, la band non si limitò a ricalcare la rivoluzione elettrica di Miles Davis o dei Weather Report. L&#8217;eleganza dei Perigeo risiedeva in un perfetto equilibrio geometrico, garantito da una formazione di solisti straordinari: oltre al basso pulsante di Tommaso, la chitarra spigolosa di Tony Sidney, le tastiere avanguardistiche di Franco D&#8217;Andrea, il sassofono geometrico di Claudio Fasoli e il drumming poliritmico di Bruno Biriaco.Il cuore della loro proposta artistica, evidente in capolavori come Azimut (1972) e Abbiamo tutti un blues da piangere (1973), si fondava su un interplay democratico e paritetico. Non c&#8217;era un leader a catalizzare l&#8217;attenzione; c&#8217;era invece un dialogo costante in cui i temi venivano continuamente decostruiti dalla sezione ritmica. Le strutture complesse, mutuate dal jazz modale, mantenevano sempre un impatto viscerale e una dinamica rock, senza mai sfociare nel virtuosismo fine a se stesso. Anche nei momenti di massima spinta esecutiva, la loro musica manteneva un&#8217;incredibile pulizia e una gestione dello spazio sonoro che confinava con la musica colta contemporanea.I Perigeo hanno dimostrato che la complessità poteva coesistere con la fluidità, creando una terza via stilistica che ha ridefinito i confini tra generi. Oggi la critica li riconosce unanimemente come il vertice assoluto del jazz-rock europeo, un laboratorio di rigorosa ricerca sonora che rimane un unicum irripetibile nella nostra storia musicale. TRACKLISTING: Azimut &#8211; Posto di non so dove &#8211; Grandangolo &#8211; Abbiamo tutti un blues da piangere &#8211; Via Beato Angelico &#8211; Acoustic image &#8211; Il lungo film &#8211; Questa donna &#8211; A mano a mano (live con Rino Gaetano) 36° parallelo</p>
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