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	<title>Father &#038; Sons 395 &#8211; TOM CORA</title>
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	<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:14:50 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Ripercorrere la traiettoria artistica di Tom Cora significa fare i conti con uno dei profili più autentici, innovativi e rigorosi della musica contemporanea degli ultimi cinquant&#8217;anni. La sua cifra stilistica non è mai risieduta nella pura esibizione di virtuosismo, ma nella capacità di umanizzare la sperimentazione rendendola uno strumento di comunicazione viscerale, ritmica e democratica. Cora ha dimostrato che il violoncello non doveva rimanere incatenato alla tradizione classica o al jazz convenzionale, trattandolo come un organismo vivo, acustico ed elettrico, capace di fondere la memoria del folk e del blues rurale con l&#8217;impatto del punk, la libertà del free jazz e il rigore del Rock in Opposition. Il suo impatto storiografico è monumentale: pochi musicisti hanno saputo costruire ponti così solidi tra contesti apparentemente inconciliabili, dai club underground del Lower East Side newyorkese ai centri sociali anarcho-punk olandesi, fino ai grandi festival d&#8217;avanguardia europei. La sua eredità vive nell&#8217;opera di violoncellisti contemporanei come Erik Friedlander, Hank Roberts, Okkyung Lee e Lucy Railton, che nel suo lavoro hanno trovato la prova che ogni confine strumentale è solo un limite mentale. A testimonianza dell&#8217;amore di una comunità globale resta il disco tributo Hallelujah, Anyway, pubblicato nel 1999 con artisti come Fred Frith, John Zorn e The Ex, omaggio indelebile a un maestro indimenticabile del suono. TRACKLISTING: Hidegen Fújnak a Szelek (tHE eX) &#8211; Straylight &#8211; NY Trio (with Eugene Chadbourne &#38; John Zorn)- Panther burn (Curlew) &#8211; The goat explains the can &#8211; You may find a bed (Skeleton crew) &#8211; La semaine des quatre jeudis (Nimal) &#8211; Saint dog (Curlew) &#8211; State of shock (The Ex) &#8211; Globe trudgers &#8211; Janna lied (Roof) &#8211; One more time (with Fred Frith &#38; Chris Cutler)<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-395-tom-cora/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<content:encoded><![CDATA[Ripercorrere la traiettoria artistica di Tom Cora significa fare i conti con uno dei profili più autentici, innovativi e rigorosi della musica contemporanea degli ultimi cinquant&#8217;anni. La sua cifra stilistica non è mai risieduta nella pura esibizione di virtuosismo, ma nella capacità di umanizzare la sperimentazione rendendola uno strumento di comunicazione viscerale, ritmica e democratica. Cora ha dimostrato che il violoncello non doveva rimanere incatenato alla tradizione classica o al jazz convenzionale, trattandolo come un organismo vivo, acustico ed elettrico, capace di fondere la memoria del folk e del blues rurale con l&#8217;impatto del punk, la libertà del free jazz e il rigore del Rock in Opposition. Il suo impatto storiografico è monumentale: pochi musicisti hanno saputo costruire ponti così solidi tra contesti apparentemente inconciliabili, dai club underground del Lower East Side newyorkese ai centri sociali anarcho-punk olandesi, fino ai grandi festival d&#8217;avanguardia europei. La sua eredità vive nell&#8217;opera di violoncellisti contemporanei come Erik Friedlander, Hank Roberts, Okkyung Lee e Lucy Railton, che nel suo lavoro hanno trovato la prova che ogni confine strumentale è solo un limite mentale. A testimonianza dell&#8217;amore di una comunità globale resta il disco tributo Hallelujah, Anyway, pubblicato nel 1999 con artisti come Fred Frith, John Zorn e The Ex, omaggio indelebile a un maestro indimenticabile del suono. TRACKLISTING: Hidegen Fújnak a Szelek (tHE eX) &#8211; Straylight &#8211; NY Trio (with Eugene Chadbourne &#38; John Zorn)- Panther burn (Curlew) &#8211; The goat explains the can &#8211; You may find a bed (Skeleton crew) &#8211; La semaine des quatre jeudis (Nimal) &#8211; Saint dog (Curlew) &#8211; State of shock (The Ex) &#8211; Globe trudgers &#8211; Janna lied (Roof) &#8211; One more time (with Fred Frith &#38; Chris Cutler)<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-395-tom-cora/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></content:encoded>
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	<title>PERMANENT DAYLIGHT Puntata 188</title>
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	<title>PERMANENT DAYLIGHT Puntata 186</title>
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	<title>PERMANENT DAYLIGHT Puntata 185</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:58:08 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 407</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/clocks-and-clouds-puntata-407/</link>
	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:52:29 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 406</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:45:24 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 405</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:34:25 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 394 &#8211; CURRENT 93</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-394-current-93/</link>
	<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:32:19 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Analizzare l&#8217;imponente corpus d&#8217;opere firmato da David Tibet significa confrontarsi con una delle figure più irriducibili ed esegetiche della ricerca sonica contemporanea, capace di travalicare i confini del rumorismo industriale per codificare le coordinate ermetiche dell&#8217;Apocalyptic Folk, fino a lambire la stasi contemplativa del drone-noise e le frammentazioni Sludge Metal. La chiave di volta di quattro decenni di produzione risiede in una prassi esecutiva rituale e teogonica, dove la vocalità profetica di Tibet oscilla tra declamazione gutturale e monologo interiore, ricombinando in un&#8217;unica matrice concettuale lo gnosticismo copto, l&#8217;esoterismo di Crowley, la letteratura nichilista e la psichedelia cosmica britannica. Fondatore dei Current 93 e snodo nevralgico con la sua etichetta Durtro, Tibet ha ridefinito la storiografia dell&#8217;underground fungendo da catalizzatore tra la prima avanguardia industrial di Throbbing Gristle, Nurse With Wound e Coil e il cantautorato neofolk e alternativo, restituendo alla forma-canzone la sua natura tragica e trascendente. TRACKLISTING: A sadness song &#8211; LAShTAL &#8211; Ach Golgotha &#8211; Beausoleil &#8211; A silence song &#8211; A soft voice whispers nothing &#8211; Soft black stars &#8211; The magical bird in the magical woods &#8211; Black ships ate the sky &#8211; Not because the fox barks &#8211; Untitled 7 &#8211; All the pretty little horses (featuring Nick Cave)<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-394-current-93/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 393 &#8211; N.W.A. (Niggaz Wit Attitudes)</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-393-n-w-a-niggaz-wit-attitudes/</link>
	<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:32:07 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Analizzare a posteriori la parabola degli N.W.A significa comprendere una delle più radicali operazioni di riscrittura estetica e sociologica della musica popolare del Novecento. La cifra stilistica del collettivo di Compton ha stabilito un nuovo paradigma espressivo basato sull’iper-realismo documentaristico della scrittura e su un’ingegneria del suono rivoluzionaria, votata all&#8217;esasperazione delle frequenze basse e alla drammatizzazione cinematografica del campionamento. La forza d’urto del gruppo risiedeva in una straordinaria alchimia di talenti complementari: Ice Cube, mente ideologica e metrica, ha introdotto nella West Coast una densità lirica e schemi di rime complessi applicati a una narrazione viscerale e priva di filtri; MC Ren ha garantito l&#8217;ortodossia stradale del gruppo con un flow baritonale, serrato e marcatamente nichilista; Eazy-E, con il suo carisma iconico e il timbro vocale acuto e beffardo, ha trasformato lo spacciatore di Compton in un archetipo della cultura pop globale; mentre Dr. Dre e DJ Yella hanno firmato l&#8217;architettura sonora, superando il minimalismo degli anni Ottanta per stratificare campionamenti funk e rock fino a ridefinire, con l&#8217;uso di sintetizzatori analogici e musicisti in studio, gli standard di missaggio dell’intera industria discografica. Gli N.W.A sono stati fondamentali perché hanno costretto l&#8217;America mainstream a guardare dentro l’abisso delle proprie contraddizioni sociali, anticipando le tensioni strutturali e la brutalità poliziesca che avrebbero infiammato Los Angeles nel 1992, resistendo persino ai tentativi di censura dell’FBI e dimostrando che un prodotto indipendente poteva conquistare la vetta di Billboard senza passaggi radiofonici o televisivi. Non hanno inventato il rap di strada, ma lo hanno elevato a forma d’arte antropologica e politica: senza la breccia aperta dagli N.W.A, l’evoluzione di carriere monumentali come quelle di Snoop Dogg, Tupac Shakur, Eminem, fino ad arrivare a Kendrick Lamar, semplicemente non sarebbe stata possibile, avendo preso il margine geografico e sociale dell&#8217;impero americano per trasformarlo, per sempre, nel centro del dibattito culturale mondiale. TRACKLISTING: Express yourself &#8211; Boyz &#8216;n the hood &#8211; Dope man &#8211; Straight outta Compton &#8211; Fuck tha police &#8211; We want Eazy &#8211; Gangsta gangsta &#8211; Real niggaz &#8211; Always into somethin&#8217; &#8211; No vaseline (Ice Cube) &#8211; The dayz of wayback &#8211; Real Muthaphuckkin G&#8217;s (Eazy E) &#8211; Tha muthaphuckkin&#8217; real (Eazy E) &#8211; If it ain&#8217;t ruff<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-393-n-w-a-niggaz-wit-attitudes/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 392 &#8211; Tori Amos</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-392-tori-amos/</link>
	<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:58:10 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[Eretica, confessionale, pianistica: l’universo di Tori Amos rappresenta uno degli strappi più violenti e necessari nel tessuto del cantautorato rock dagli anni Novanta in poi. Lontana dalle mode del grunge e dell&#8217;alt-rock dell&#8217;epoca, l&#8217;artista americana ha eletto il pianoforte a prolungamento fisico del proprio corpo e della propria voce, scardinando l&#8217;immagine rassicurante della pianista classica per trasformarla in una sciamana viscerale. Tori Amos ha edificato la sua intera poetica su un contrasto formidabile: la purezza classica degli arrangiamenti strumentali , frutto di una formazione precoce in conservatorio, costantemente profanata da testi crudi, disturbanti e privi di filtri censori. La sua cifra stilistica risiede in una drammaturgia del suono instabile, dove la voce si muove con un&#8217;escursione acrobatica e teatrale, passando da sussurri soffocati a improvvisi registri gutturali, mentre le mani sul pianoforte tessono poliritmie complesse e arpeggi ipnotici. Brani seminali come Crucify e Silent All These Years non sono stati semplici sfoghi catartici, ma radicali manifesti politici, capaci di affrontare il trauma, la violenza sessuale, il peso della colpa religiosa e la decostruzione del consumismo con un&#8217;onestà che ha ridefinito i confini del pop alternativo. I suoi capolavori degli anni Novanta, da Little Earthquakes e Under the Pink fino alle sperimentazioni elettroniche d&#8217;avanguardia di From the Choirgirl Hotel, sono trattati di anatomia emotiva e ingegneria acustica. Attraverso l&#8217;uso di progressioni armoniche oblique e dissonanze controllate, Tori Amos ha dimostrato che la massima vulnerabilità può coincidere con una prova di forza compositiva monumentale, elevano il concetto di &#8220;canzone POP&#8221; e lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque intenda la musica come un rito di possessione e liberazione. TRACKLISTING: Spark &#8211; Crucify &#8211; Cool on your island &#8211; Silent all these years &#8211; Cornflake girl &#8211; Caught a little sneeze &#8211; Cruel &#8211; Juarez &#8211; &#8217;97 Bonnie &#038; Clyde (Eminem cover) &#8211; A sorta fairytale &#8211; Big wheel &#8211; Star whisperer &#8211; Shush &#8211; Professional widow<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-392-tori-amos/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 391 &#8211; The Durutti Column</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-391-the-durutti-column/</link>
	<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:31:40 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[I Durutti Column non sono mai stati una semplice band, ma la proiezione dell’universo interiore di Vini Reilly, architetto di un suono inconfondibile che ha ridefinito i confini del post-punk e dell&#8217;avanguardia chitarristica fin dagli esordi sotto l’ala protettrice della Factory Records, un progetto che ha saputo elevare il minimalismo, l’improvvisazione e l’elettronica da camera ad una forma d&#8217;arte pura, capace di trasformare il silenzio in uno strumento narrativo fondamentale. Attraverso un intreccio di arpeggi cristallini, loop ossessivi e una sensibilità melodica sempre sospesa tra malinconia e astrazione, Vini Reilly ha influenzato generazioni di artisti senza mai piegarsi alle logiche commerciali, mantenendo intatta una coerenza estetica quasi ascetica. Dalle atmosfere glaciali di The Return of the Durutti Column fino alla capacità di rendere il dolore un’esperienza tattile in brani come The Missing Boy (dedicata all&#8217;amico Ian Curtis), l&#8217;alchimia sonora di Reilly (un vero e proprio artigiano dell&#8217;effimero) oggi torna prepotentemente protagonista. Dopo sedici anni di silenzio discografico, la creatura di Vini Reilly è pronta a tornare con l’inedito album Renascent, confermando come la musica dei Durutti Column possa essere ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile. TRACKLISTING: Future perfect &#8211; No communication &#8211; Sketch for summer &#8211; The missing boy &#8211; Prayer &#8211; Without mercy &#8211; Tomorrow &#8211; Arpeggiator &#8211; Requiem again &#8211; For Colette &#8211; Pigeon &#8211; Quatro &#8211; Liars<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-391-the-durutti-column/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>POPTONES Puntata 345</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 17:06:22 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 344</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:15:51 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 343</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:07:13 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 342</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 14:51:33 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 341</title>
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	<title>POPTONES Puntata 340</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:48:13 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 339</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:40:14 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 338</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:24:27 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 337</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:22:21 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 336</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:19:06 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 335</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:11:11 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 334</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:07:54 +0000</pubDate>
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	<title>POPTONES Puntata 333</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:03:12 +0000</pubDate>
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	<title>BRITANNICA Puntata 174</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:57:28 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 390 &#8211; Steely Dan</title>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:14:23 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Maniacali, cinici, inafferrabili: l’universo degli Steely Dan rappresenta il più sofisticato paradosso del pop-rock americano. Walter Becker e Donald Fagen hanno applicato il rigore armonico del be-bop, la letteratura noir della Beat Generation e il nichilismo metropolitano alla forma canzone, creando un ibrido sonoro inimitabile. Liquidata presto l&#8217;attività live, si sono rinchiusi negli studi di Los Angeles trasformando il gruppo in un marchio concettuale. Guidati da un&#8217;ossessione maniacale per la perfezione acustica, Becker e Fagen agivano come registi spietati, capaci di convocare e scartare decine di turnisti di lusso per un singolo assolo, esigendo l&#8217;esecuzione definitiva.La loro cifra stilistica vive nel contrasto tra la lucentezza degli arrangiamenti e l&#8217;oscurità dei testi. Sotto una superficie levigata di pop-jazz e yacht rock si nasconde un microcosmo di spacciatori, truffatori e intellettuali falliti, raccontati con ironia sarcastica.Hanno dimostrato come la massima complessità strutturale possa mimetizzarsi nel pop accessibile.Capolavori come The Royal Scam, Aja e Gaucho sono autentici trattati di ingegneria sonora. Attraverso l&#8217;uso di soluzioni armoniche audaci e incastri ritmici millimetrici affidati a giganti come Steve Gadd o Larry Carlton, la band ha anticipato la precisione dei sequencer digitali.Gli Steely Dan hanno ridefinito gli standard della produzione discografica, lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque consideri lo studio di registrazione come il più alto strumento di composizione. TRACKLISTING: Dirty work &#8211; Reelin&#8217; the years &#8211; Do it again &#8211; Bodhisattva &#8211; Rikki don&#8217;t lose that number &#8211; Night by night &#8211; Doctor Wu &#8211; Kid Charlemagne &#8211; Aja &#8211; Deacon blues &#8211; Hey nineteen &#8211; New Frontier (Donald Fagen solo album)- Babylon sisters<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-390-steely-dan/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<content:encoded><![CDATA[Maniacali, cinici, inafferrabili: l’universo degli Steely Dan rappresenta il più sofisticato paradosso del pop-rock americano. Walter Becker e Donald Fagen hanno applicato il rigore armonico del be-bop, la letteratura noir della Beat Generation e il nichilismo metropolitano alla forma canzone, creando un ibrido sonoro inimitabile. Liquidata presto l&#8217;attività live, si sono rinchiusi negli studi di Los Angeles trasformando il gruppo in un marchio concettuale. Guidati da un&#8217;ossessione maniacale per la perfezione acustica, Becker e Fagen agivano come registi spietati, capaci di convocare e scartare decine di turnisti di lusso per un singolo assolo, esigendo l&#8217;esecuzione definitiva.La loro cifra stilistica vive nel contrasto tra la lucentezza degli arrangiamenti e l&#8217;oscurità dei testi. Sotto una superficie levigata di pop-jazz e yacht rock si nasconde un microcosmo di spacciatori, truffatori e intellettuali falliti, raccontati con ironia sarcastica.Hanno dimostrato come la massima complessità strutturale possa mimetizzarsi nel pop accessibile.Capolavori come The Royal Scam, Aja e Gaucho sono autentici trattati di ingegneria sonora. Attraverso l&#8217;uso di soluzioni armoniche audaci e incastri ritmici millimetrici affidati a giganti come Steve Gadd o Larry Carlton, la band ha anticipato la precisione dei sequencer digitali.Gli Steely Dan hanno ridefinito gli standard della produzione discografica, lasciando un&#8217;eredità imprescindibile per chiunque consideri lo studio di registrazione come il più alto strumento di composizione. TRACKLISTING: Dirty work &#8211; Reelin&#8217; the years &#8211; Do it again &#8211; Bodhisattva &#8211; Rikki don&#8217;t lose that number &#8211; Night by night &#8211; Doctor Wu &#8211; Kid Charlemagne &#8211; Aja &#8211; Deacon blues &#8211; Hey nineteen &#8211; New Frontier (Donald Fagen solo album)- Babylon sisters<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-390-steely-dan/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></content:encoded>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 404</title>
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	<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:17:00 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 403</title>
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	<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:06:18 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 389- The Lounge Lizards</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-389-the-lounge-lizards/</link>
	<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:28:28 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Abissali, eleganti, urticanti: calarsi nell’universo dei Lounge Lizards significa accettare il naufragio del jazz tradizionale per assistere al trionfo del cubismo applicato alla materia rock. Fondati alla fine degli anni Settanta nel Lower East Side da John Lurie e suo fratello Evan, hanno preso il bop e l’hanno scaraventato nelle cantine della No Wave newyorkese, inventando lo sfrontato concetto di &#8220;Fake Jazz&#8221;. Non era vero jazz perché rifiutava la filologia accademica, ma era jazz d&#8217;assalto perché ne deformava i canoni con una spigolosità punk. Indossando abiti vintage stazzonati, i Lizards hanno imposto un&#8217;avanguardia in cui le melodie del sax di Lurie venivano squartate dalle lame di rumore bianco della chitarra di Arto Lindsay e dal drumming geometrico di Anton Fier. Nel corso degli anni l&#8217;ensemble si è trasformato in un&#8217;orchestra mutante di fuoriclasse, arruolando geni eretici come Marc Ribot e John Medeski. La loro evoluzione è una sequenza cinematografica: dalle nevrosi metropolitane degli esordi alle marce da circo di No Pain for Cakes, fino al primitivismo ipnotico e poliritmico di Voice of Chunk. I Lounge Lizards hanno dimostrato che il jazz deve rimanere una materia bastarda, pericolosa e contaminata. Senza le loro partiture oblique e la loro attitudine da dandy post-punk, l&#8217;evoluzione della scena Downtown di New York e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. TRACKLISTING:Big heart / I can&#8217;t hardly walk / Incident on south street / Stompin&#8217; at the Corona / Bella by barlight / No pain no cakes / The magic of Palermo / Bob the Bob / Voice of chunk / The Punch &#38; Judy tango / Queen of all ears / The invention of animals (as The John Lurie National Orchestra)<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-389-the-lounge-lizards/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 388 &#8211; Julius Eastman</title>
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	<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:34:52 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Geniale, respingente, tragico: Julius Eastman ha preso la purezza matematica del minimalismo bianco e accademico e l’ha violentata con la carne, il sangue e l&#8217;orgoglio della cultura nera e queer della New York anni Settanta. Compositore, pianista e vocalist dalla cifra stilistica irripetibile, Eastman ha teorizzato il &#8220;minimalismo organico&#8221;, un processo di accumulazione sonora in cui ogni nuova cellula melodica non sostituisce la precedente ma si stratifica in un crescendo denso e dal forte impatto fisico, che richiedeva ai musicisti uno sforzo quasi atletico. Brani dai titoli volutamente incendiari come Evil Nigger, Crazy Nigger o Gay Guerrilla non erano provocazioni sterili, ma ordigni politici scagliati contro l&#8217;intelligenzia musicale dell&#8217;epoca, rivendicazioni identitarie radicali che fondevano il rigore strutturale di Steve Reich con la fiammata dionisiaca del free jazz. Ma la sua urgenza espressiva passava anche attraverso una tecnica vocale prodigiosa: la sua interpretazione degli Eight Songs for a Mad King di Peter Maxwell Davies resta un documento impressionante di follia teatrale ed estensione acrobatica. A fronte di un talento monumentale, la sua parabola biografica si è consumata in una discesa agli inferi dolorosa e totalizzante. Divorato dalle dipendenze e dall&#8217;autodistruzione, subì uno sfratto esecutivo che portò alla dispersione e alla distruzione di gran parte delle sue partiture, gettate letteralmente sul marciapiede della East Village. È morto in totale isolamento e indigenza nel 1990, e il mondo si è accorto della sua scomparsa solo otto mesi dopo. Oggi, grazie a un meticoloso lavoro di restauro filologico delle poche registrazioni superstiti, Eastman viene finalmente riconosciuto per ciò che era: un gigante eretico che ha pagato con l’oblio il prezzo di una libertà estetica troppo assoluta per il suo tempo. TRACKLISTING: Julius Eastman’s spoken introduction to the Northwestern University concert/ Eight songs for a mad king / Stay on it / Femenine &#8211; All changing / Evil nigger / Travelling / The holy presence of Joan D&#8217;Arc / Femenine &#8211; Prime / Joy boy<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-388-julius-eastman/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 402</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:06:07 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 401</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:00:25 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 400</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:46:23 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 399</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:39:47 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 398</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:33:21 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 397</title>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 396</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:12:30 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 395</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:06:40 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 394</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:01:57 +0000</pubDate>
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	<title>CLOCKS AND CLOUDS Puntata 393</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:58:13 +0000</pubDate>
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	<title>Father &#038; Sons 387 &#8211; Captain Beefheart</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 04:53:57 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Abissale, urticante, sciamanico: calarsi nell’universo di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, significa accettare il naufragio di ogni certezza formale per esplorare il cubismo applicato alla materia rock. Viene sezionata la parabola di un genio primitivo che ha disintegrato il blues rurale del Delta per ricombinarlo con l&#8217;urgenza del free jazz, trasformando la poliritmia in una rischiosa architettura del caos. Al centro di questo Big Bang estetico pulsa l’asse magnetico e conflittuale con Frank Zappa, compagno di scorribande adolescenziali nel deserto del Mojave a base di r&#038;b oscuro e visioni d&#8217;avanguardia. Zappa, il geometra ossessivo della partitura, fu l’unico a comprendere e incanalare la potenza anarchica del Capitano, offrendogli i mezzi per registrare i suoi deliri sonori e assecondando una visione che sfidava le leggi stesse della fisica acustica. La cifra stilistica di Beefheart risiede proprio in questo totale disallineamento: chitarre deragliate che viaggiano su tempi dispari, linee di basso sradicate dal groove tradizionale e una voce da baritono fangoso capace di coprire quattro ottave, spesso registrata a cappella ignorando la traccia strumentale. Non si trattava di improvvisazione, ma di un rigore brutale e primitivo, ottenuto costringendo la sua Magic Band a prove estenuanti per tradurre in note frammenti di pianoforte astratti e intuizioni visive. Senza questo espressionismo sonoro e la sua poesia ecologista e allucinata, l&#8217;evoluzione del post-punk, del noise e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. Un viaggio denso e ravvicinato per comprendere l&#8217;uomo che ha dimostrato al mondo come la struttura più complessa possa nascere dalla più pura e viscerale anarchia. TRACKLISTING: Her eyes are blue a million miles &#8211; Diddy wah diddy (Bo Diddley cover) &#8211; Electricity &#8211; Trust us &#8211; Hair pie _ Pachuco cadaver &#8211; When Big Joan sets up &#8211; Flash Gordon&#8217;s ape &#8211; Big eyed beans from Venus &#8211; Further than we&#8217;ve gone &#8211; Muffin man (live with Frank Zappa) &#8211; Bat chain puller &#8211; Ice cream for crow &#8211; Sure &#8216;nuff &#8216;n yes i do<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-387-captain-beefheart/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<content:encoded><![CDATA[Abissale, urticante, sciamanico: calarsi nell’universo di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, significa accettare il naufragio di ogni certezza formale per esplorare il cubismo applicato alla materia rock. Viene sezionata la parabola di un genio primitivo che ha disintegrato il blues rurale del Delta per ricombinarlo con l&#8217;urgenza del free jazz, trasformando la poliritmia in una rischiosa architettura del caos. Al centro di questo Big Bang estetico pulsa l’asse magnetico e conflittuale con Frank Zappa, compagno di scorribande adolescenziali nel deserto del Mojave a base di r&#038;b oscuro e visioni d&#8217;avanguardia. Zappa, il geometra ossessivo della partitura, fu l’unico a comprendere e incanalare la potenza anarchica del Capitano, offrendogli i mezzi per registrare i suoi deliri sonori e assecondando una visione che sfidava le leggi stesse della fisica acustica. La cifra stilistica di Beefheart risiede proprio in questo totale disallineamento: chitarre deragliate che viaggiano su tempi dispari, linee di basso sradicate dal groove tradizionale e una voce da baritono fangoso capace di coprire quattro ottave, spesso registrata a cappella ignorando la traccia strumentale. Non si trattava di improvvisazione, ma di un rigore brutale e primitivo, ottenuto costringendo la sua Magic Band a prove estenuanti per tradurre in note frammenti di pianoforte astratti e intuizioni visive. Senza questo espressionismo sonoro e la sua poesia ecologista e allucinata, l&#8217;evoluzione del post-punk, del noise e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. Un viaggio denso e ravvicinato per comprendere l&#8217;uomo che ha dimostrato al mondo come la struttura più complessa possa nascere dalla più pura e viscerale anarchia. TRACKLISTING: Her eyes are blue a million miles &#8211; Diddy wah diddy (Bo Diddley cover) &#8211; Electricity &#8211; Trust us &#8211; Hair pie _ Pachuco cadaver &#8211; When Big Joan sets up &#8211; Flash Gordon&#8217;s ape &#8211; Big eyed beans from Venus &#8211; Further than we&#8217;ve gone &#8211; Muffin man (live with Frank Zappa) &#8211; Bat chain puller &#8211; Ice cream for crow &#8211; Sure &#8216;nuff &#8216;n yes i do<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-387-captain-beefheart/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></content:encoded>
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	<title>Father &#038; Sons 386 &#8211; Holger Czukay</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-386-holger-czukay/</link>
	<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 17:02:49 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Allievo di Karlheinz Stockhausen e co-fondatore dei Can, Holger Czukay ha scardinato il rigore accademico iniettando il montaggio d’avanguardia nel corpo del Krautrock e del pop mutante. Nel ruolo di bassista, ingegnere del suono e manipolatore di nastri all&#8217;Inner Space Studio, Czukay applicava le tecniche della musica concreta all&#8217;improvvisazione radicale, distillando ore di jam ipnotiche attraverso un lavoro chirurgico di forbici e nastro adesivo. Ben prima dell&#8217;era digitale, ha anticipato il campionamento moderno e la world music con l&#8217;uso pionieristico della radio a onde corte e di dittafoni modificati, catturando frammenti dall&#8217;etere per integrarli nel flusso sonoro. Dalle intuizioni etno-ambient di Canaxis 5 (1969) fino al capolavoro solista Movies (1979), pilastro che ispirerà &#8220;My Life in the Bush of Ghosts&#8221; di Brian Eno e David Byrne, Czukay ha operato come un metodico &#8220;Dottor Frankenstein dell&#8217;era analogica&#8221;. Capace di connettere l&#8217;avanguardia colta del Novecento alla cultura pop del remix, del loop e del plunderphonics, ha ridefinito l&#8217;estetica dell&#8217;errore controllato anche attraverso storiche collaborazioni con Jah Wobble, Conny Plank e David Sylvian, consacrando il montaggio strutturale a supremo atto compositivo. TRACKLISTING: (with CAN) Father cannot yell &#8211; Paperhouse &#8211; Vitamin C &#8211; Don&#8217;t say no / (with David Sylvian) Plight / (with Rolf Dammers) Boat woman song / (with Jah Wobble) Mistery RPS / (solo) Ode to perfume &#8211; Cool in the pool &#8211; Fragrance &#8211; Ride a radio wave &#8211; Persian love<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-386-holger-czukay/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 308</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-308/</link>
	<pubDate>Sun, 31 May 2026 14:09:09 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[La puntata 308 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è la seconda delle due puntate dedicate a Miles Davis, nel centenario della nascita: al centro di questa puntata, le formazioni più importanti create da Miles Davis e la sua capacità di coinvolgere i più grandi musicisti della storia del jazz nelle sue produzioni &#124; Puntata del 31 maggio 2026 &#124; Miles Davis. My Funny Valentine &#124; Miles Davis. Half Nelson &#124; Miles Davis. Bye Bye Blackbird &#124; Miles Davis. Final &#124; Miles Davis. Eighty-One &#124; Miles Davis. Prince of Darkness &#124; Miles Davis. Madness &#124; Miles Davis. Black Comedy &#124; Miles Davis. Tutu &#124; Miles Davis. Code M.D. &#124; Miles Davis. Jean Pierre &#124; Miles Davis. Miles ahead &#124; Miles Davis. Summertime &#124; Miles Davis. My man&#8217;s gone now &#124; Miles Davis. It ain&#8217;t necessarily so &#124; Miles Davis. Concierto de Aranjuez &#124; Fil Rouge: Miles Davis. In a silent way / It&#8217;s about that time &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-308/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 385 &#8211; Perigeo</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-385-perigeo/</link>
	<pubDate>Tue, 26 May 2026 16:11:26 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[I Perigeo rappresentano una delle anomalie più colte, felici e tecnicamente folgoranti della musica italiana degli anni &#8217;70. In un panorama nazionale dominato dal progressive rock sinfonico, la creatura di Giovanni Tommaso scelse una via radicalmente diversa, ponendosi come il ponte ideale tra la fusion elettrica d&#8217;oltreoceano e un lirismo tipicamente europeo e mediterraneo.Nata nel 1972, la band non si limitò a ricalcare la rivoluzione elettrica di Miles Davis o dei Weather Report. L&#8217;eleganza dei Perigeo risiedeva in un perfetto equilibrio geometrico, garantito da una formazione di solisti straordinari: oltre al basso pulsante di Tommaso, la chitarra spigolosa di Tony Sidney, le tastiere avanguardistiche di Franco D&#8217;Andrea, il sassofono geometrico di Claudio Fasoli e il drumming poliritmico di Bruno Biriaco.Il cuore della loro proposta artistica, evidente in capolavori come Azimut (1972) e Abbiamo tutti un blues da piangere (1973), si fondava su un interplay democratico e paritetico. Non c&#8217;era un leader a catalizzare l&#8217;attenzione; c&#8217;era invece un dialogo costante in cui i temi venivano continuamente decostruiti dalla sezione ritmica. Le strutture complesse, mutuate dal jazz modale, mantenevano sempre un impatto viscerale e una dinamica rock, senza mai sfociare nel virtuosismo fine a se stesso. Anche nei momenti di massima spinta esecutiva, la loro musica manteneva un&#8217;incredibile pulizia e una gestione dello spazio sonoro che confinava con la musica colta contemporanea.I Perigeo hanno dimostrato che la complessità poteva coesistere con la fluidità, creando una terza via stilistica che ha ridefinito i confini tra generi. Oggi la critica li riconosce unanimemente come il vertice assoluto del jazz-rock europeo, un laboratorio di rigorosa ricerca sonora che rimane un unicum irripetibile nella nostra storia musicale. TRACKLISTING: Azimut &#8211; Posto di non so dove &#8211; Grandangolo &#8211; Abbiamo tutti un blues da piangere &#8211; Via Beato Angelico &#8211; Acoustic image &#8211; Il lungo film &#8211; Questa donna &#8211; A mano a mano (live con Rino Gaetano) 36° parallelo<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-385-perigeo/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 307</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-307/</link>
	<pubDate>Sun, 24 May 2026 13:46:24 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[La puntata 307 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; è la prima delle due puntate dedicate a Miles Davis, nel centenario della nascita: al centro di questa puntate le tre svolte artistiche ed espressive impresse dal trombettista alla storia del jazz con “Birth of the cool”, “Kind of Blue” e “Bitches Brew” &#124; Puntata del 24 maggio 2026 &#124; Miles Davis. Move &#124; Miles Davis. Jeru &#124; Miles Davis. Deception &#124; Miles Davis. Boplicity &#124; Miles Davis. Moon Dreams &#124; Miles Davis. So What &#124; Miles Davis. Blue in green &#124; Miles Davis. Milestones &#124; Miles Davis. Bitches Brew &#124; Miles Davis. John McLaughlin &#124; Miles Davis. Sanctuary &#124; Miles Davis. Miles runs the voodoo down &#124; Fil Rouge: Miles Davis. Shhh / Peaceful &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-307/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 384 &#8211; Prefab Sprout</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-384-prefab-sprout/</link>
	<pubDate>Mon, 18 May 2026 06:09:00 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[Definire l’eleganza di Paddy McAloon significa parlare di un artigianato che non ha eguali nel pop contemporaneo. Con i Prefab Sprout, McAloon ha trasformato la forma-canzone in un’architettura sofisticata, dove l’ispirazione colta del &#8220;Brill Building Sound&#8221; incontra una sensibilità melodica quasi ultraterrena. La sua cifra stilistica risiede nella capacità di nascondere una complessità armonica sbalorditiva dietro una superficie di apparente immediatezza. Grazie anche alla produzione visionaria di Thomas Dolby, brani come quelli di Steve McQueen o Jordan: The Comeback sono diventati paradigmi di un suono cristallino, capace di bilanciare l’emozione pura con un’ironia intellettuale mai banale. McAloon non ha mai cercato il facile consenso, preferendo muoversi come un eremita del suono, un teorico della melodia che scrive saggi sull&#8217;amore e sulla vita attraverso testi metalinguistici. Oggi, la sua eredità resta un baluardo per chi crede nel pop come &#8220;arte alta&#8221;: una musica che non si esaurisce al primo ascolto, ma continua a svelare strati di bellezza e intelligenza a ogni passaggio. TRACKLISTING: Appetite &#8211; Cue fanfare &#8211; When love breaks down &#8211; Goodbye Lucille #1 &#8211; Nightingales &#8211; The world awake &#8211; We let the stars go &#8211; Andromeda heights &#8211; Cowboy dreams &#8211; I trawl the megahertz &#8211; Let there be music &#8211; The best jewel thief in the world &#8211; Bonny<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-384-prefab-sprout/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<content:encoded><![CDATA[Definire l’eleganza di Paddy McAloon significa parlare di un artigianato che non ha eguali nel pop contemporaneo. Con i Prefab Sprout, McAloon ha trasformato la forma-canzone in un’architettura sofisticata, dove l’ispirazione colta del &#8220;Brill Building Sound&#8221; incontra una sensibilità melodica quasi ultraterrena. La sua cifra stilistica risiede nella capacità di nascondere una complessità armonica sbalorditiva dietro una superficie di apparente immediatezza. Grazie anche alla produzione visionaria di Thomas Dolby, brani come quelli di Steve McQueen o Jordan: The Comeback sono diventati paradigmi di un suono cristallino, capace di bilanciare l’emozione pura con un’ironia intellettuale mai banale. McAloon non ha mai cercato il facile consenso, preferendo muoversi come un eremita del suono, un teorico della melodia che scrive saggi sull&#8217;amore e sulla vita attraverso testi metalinguistici. Oggi, la sua eredità resta un baluardo per chi crede nel pop come &#8220;arte alta&#8221;: una musica che non si esaurisce al primo ascolto, ma continua a svelare strati di bellezza e intelligenza a ogni passaggio. TRACKLISTING: Appetite &#8211; Cue fanfare &#8211; When love breaks down &#8211; Goodbye Lucille #1 &#8211; Nightingales &#8211; The world awake &#8211; We let the stars go &#8211; Andromeda heights &#8211; Cowboy dreams &#8211; I trawl the megahertz &#8211; Let there be music &#8211; The best jewel thief in the world &#8211; Bonny<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-384-prefab-sprout/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></content:encoded>
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	<title>Voci di V.I.T.A. 2 &#8211; Musica e identità</title>
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	<pubDate>Sun, 17 May 2026 07:39:03 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[VOCI DI V.I.T.A. è un progetto musicale innovativo nato dalla collaborazione tra l’Associazione V.I.T.A. e RadiostART, rivolto ai ragazzi delle scuole medie. Attraverso un percorso didattico unico e coinvolgente, condotto da professionisti del mondo della musica e della radio, i giovani partecipanti hanno avuto l’opportunità di scoprire un nuovo modo di approcciare alla musica. Il progetto ha offerto una piattaforma creativa per esprimere sé stessi, sviluppare le proprie abilità artistiche e costruire una comunità di giovani appassionati di musica. Quest’anno il tema del progetto è stato “Musica e Identità – Chi sono attraverso il suono”, un percorso dedicato alla musica, al cinema e al dialogo tra generazioni.<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/voci-di-v-i-t-a-2-musica-e-identita/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 383 &#8211; Charlemagne Palestine</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-383-charlemagne-palestine/</link>
	<pubDate>Tue, 12 May 2026 05:27:18 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Figura cardine dell’avanguardia, Charlemagne Palestine trascende l’etichetta di minimalista per abbracciare un &#8220;massimalismo&#8221; sonoro che trasforma il pianoforte Bösendorfer in un generatore alchemico di onde stazionarie. Attraverso la sua celebre tecnica dello strumming ( un’iterazione percussiva e ossessiva ai limiti della resistenza fisica) Palestine eccita i Golden Overtones, portando lo strumento a una saturazione tale da evocare spettri armonici e frequenze di battimento che fluttuano oltre la nota fisica, saturando lo spazio psicoacustico. Dalle giovanili esperienze delle campane alle modulazioni analogiche del Buchla, la sua Body Music si configura come un rito sciamanico popolato da totem di peluche e vapori di cognac, dove il suono smette di essere narrazione per farsi evento materico assoluto. Precursore del drone moderno dei Sunn O))) e della noise più stratificata, Palestine abita la soglia tra performance e ascesi, convertendo la vibrazione acustica in una presenza architettonica e trascendentale che annulla il tempo lineare a favore di un’iper-sonorità totale. TRACKLISTING: Chassidic etudes 5 &#8211; Bells &#8211; Three Fifths &#8211; Strumming for Bosendorfer piano &#8211; Schlongo!!!daLUVdrone &#8211; Timbral assault &#8211; Schlingen / Blangen &#8211; Untitled 3 ( with Pan Sonic) &#8211; Cataclisma 2<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-383-charlemagne-palestine/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 306</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-306/</link>
	<pubDate>Sun, 10 May 2026 20:45:01 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[La puntata 306 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Chris Potter, Jean-Baptiste Rousseaux, EMEM, Guido Spannocchi, Sons of Kemet, Harriet Tubman &#038; Georgia Anne Muldrow, Camila Nebbia &#124; Puntata del 10 maggio 2026 &#124; Chris Potter. Osawatomie Brown &#124; Chris Potter. This Earth Would Have No Charms For Me &#124; Jean-Baptiste Rousseaux. Lyre Koliocienne &#124; Jean-Baptiste Rousseaux. La où les toits sont bleus &#124; EMEM. Lunaria &#124; EMEM. Serica &#124; Guido Spannocchi. Echoes of your formal education &#124; Guido Spannocchi. Imaginary Capetown &#124; Sons of Kemet. My Queen is Harriet Tubman &#124; Harriet Tubman &#038; Georgia Anne Muldrow. When you rise &#124; Chris Potter. Mine Eyes &#124; Fil Rouge: Camila Nebbia. 8:17 &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-306/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 382 &#8211; Van Morrison</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-382-van-morrison/</link>
	<pubDate>Mon, 04 May 2026 05:08:50 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[Approcciarsi a Van Morrison significa entrare in un territorio dove il blues del Delta del Mississippi si fonde con la nebbia del Mar d’Irlanda, dando vita a quello che è stato definito il &#8220;Caledonian Soul&#8221;. Se gran parte del rock si è nutrito di ribellione e spettacolo, Morrison ha percorso una strada solitaria, trasformando la musica in un rituale di guarigione e una ricerca mistica costante. Non è mai stato un semplice interprete, ma un medium capace di incanalare il gospel, il jazz e il folk celtico in un flusso di coscienza che trascende il formato canzone. La sua caratura artistica risiede in una voce che non si limita a cantare testi, ma agisce come uno strumento a fiato, lavorando sulle ripetizioni mantriche e sulle sfumature fonetiche per raggiungere quello che lui chiama &#8220;the inarticulate speech of the heart&#8221;. Egli è il ponte vivente tra la tradizione dei cantastorie irlandesi e i giganti del soul americano come Ray Charles e Solomon Burke. La sua eredità non si misura in hit da classifica, ma nell&#8217;intensità con cui ha esplorato temi come la nostalgia, la redenzione e la bellezza del mondo naturale. Chi ascolta Van Morrison oggi non trova solo musica, ma un invito a rallentare e a cercare, dietro il rumore della modernità, quella connessione spirituale che rende il suono un veicolo di trascendenza. È un artista che ha trasformato il mestiere del cantautore in una disciplina spirituale, restando, dopo oltre sessant&#8217;anni di carriera, l&#8217;unico vero architetto di un genere che appartiene solo a lui. TRACKLISTING: Moondance &#8211; Gloria &#8211; T.B. sheets &#8211; Astral weeks &#8211; Brand new day &#8211; Listen to the lion &#8211; Caravan &#8211; Fair play &#8211; And the healing has begun &#8211; Summertime in England &#8211; Someone like you &#8211; Irish heartbeat &#8211; Hymns to the silence &#8211; In the garden<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-382-van-morrison/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<content:encoded><![CDATA[Approcciarsi a Van Morrison significa entrare in un territorio dove il blues del Delta del Mississippi si fonde con la nebbia del Mar d’Irlanda, dando vita a quello che è stato definito il &#8220;Caledonian Soul&#8221;. Se gran parte del rock si è nutrito di ribellione e spettacolo, Morrison ha percorso una strada solitaria, trasformando la musica in un rituale di guarigione e una ricerca mistica costante. Non è mai stato un semplice interprete, ma un medium capace di incanalare il gospel, il jazz e il folk celtico in un flusso di coscienza che trascende il formato canzone. La sua caratura artistica risiede in una voce che non si limita a cantare testi, ma agisce come uno strumento a fiato, lavorando sulle ripetizioni mantriche e sulle sfumature fonetiche per raggiungere quello che lui chiama &#8220;the inarticulate speech of the heart&#8221;. Egli è il ponte vivente tra la tradizione dei cantastorie irlandesi e i giganti del soul americano come Ray Charles e Solomon Burke. La sua eredità non si misura in hit da classifica, ma nell&#8217;intensità con cui ha esplorato temi come la nostalgia, la redenzione e la bellezza del mondo naturale. Chi ascolta Van Morrison oggi non trova solo musica, ma un invito a rallentare e a cercare, dietro il rumore della modernità, quella connessione spirituale che rende il suono un veicolo di trascendenza. È un artista che ha trasformato il mestiere del cantautore in una disciplina spirituale, restando, dopo oltre sessant&#8217;anni di carriera, l&#8217;unico vero architetto di un genere che appartiene solo a lui. TRACKLISTING: Moondance &#8211; Gloria &#8211; T.B. sheets &#8211; Astral weeks &#8211; Brand new day &#8211; Listen to the lion &#8211; Caravan &#8211; Fair play &#8211; And the healing has begun &#8211; Summertime in England &#8211; Someone like you &#8211; Irish heartbeat &#8211; Hymns to the silence &#8211; In the garden<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-382-van-morrison/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></content:encoded>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 305</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-305/</link>
	<pubDate>Sun, 03 May 2026 19:41:04 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[La puntata 305 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Theo Bleckmann, Daniela Spalletta &#038; Stefania Tallini, Michael Wollny Trio + Theo Bleckmann, Perla Palmieri, Manon Mullener, Kurt Elling &#038; WDR Big Band, Guido Spannocchi &#124; Puntata del 3 maggio 2026 &#124; Theo Bleckmann. Love and Anger &#124; Theo Bleckmann. Mighty Real &#124; Daniela Spalletta &#038; Stefania Tallini. Silent Moon &#124; Daniela Spalletta &#038; Stefania Tallini. Yasam &#124; Michael Wollny Trio + Theo Bleckmann. God is a DJ &#124; Perla Palmieri. 500 miles high &#124; Perla Palmieri. Daahoud &#124; Manon Mullener. Dominique &#124; Manon Mullener. Flor de juventud &#124; Kurt Elling &#038; WDR Big Band. Steppin&#8217; out &#124; Kurt Elling &#038; WDR Big Band. They speak no evil &#124; Theo Bleckmann. Teardrop &#124; Fil Rouge: Guido Spannocchi. Retrospect &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-305/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 381 &#8211; The Who</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-381-the-who/</link>
	<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 05:35:38 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[Parlare dei The Who significa confrontarsi con l&#8217;atto di forza più violento, cerebrale e innovativo della storia del rock britannico, un’entità che ha saputo elevare la rabbia adolescenziale a forma d’arte universale. Se i Beatles rappresentavano la melodia e i Rolling Stones il pericolo del blues, i The Who sono stati il terzo pilastro, quello più instabile e sperimentale, capace di trasformare il concetto di &#8220;Maximum R&#38;B&#8221; in un’architettura sonora complessa e stratificata. Al centro di questo uragano c’è sempre stata un’alchimia irripetibile tra quattro personalità antitetiche: il ruggito viscerale di Roger Daltrey, la furia percussiva e anarchica di Keith Moon, il virtuosismo matematico e imperturbabile di John Entwistle e, sopra ogni cosa, il genio tormentato di Pete Townshend. Townshend non si è limitato a scrivere canzoni, ma ha utilizzato la chitarra come uno strumento di auto-distruzione artistica — influenzato dalle teorie di Gustav Metzger — e il palco come un laboratorio di analisi sociale. Dai primi inni mod di My Generation, manifesto di un nichilismo creativo che avrebbe anticipato il punk di un decennio, la band è stata capace di compiere un salto evolutivo senza precedenti, inventando letteralmente la &#8220;Rock Opera&#8221; con Tommy e portandola a livelli di introspezione cinematografica con Quadrophenia. La loro caratura risiede nella capacità di essere stati contemporaneamente la band più rumorosa del mondo e la più colta, capace di integrare l’uso pionieristico dei sintetizzatori in Who’s Next non come semplice decorazione, ma come ossatura ritmica e concettuale di una narrazione sulla connettività umana. I The Who hanno saputo raccontare la fragilità dell&#8217;individuo schiacciato dalla massa, la ricerca di un&#8217;identità spirituale e la potenza liberatoria del volume, restando sempre in bilico tra la raffinatezza del concept album e l’energia grezza di un&#8217;esplosione sul palco. Chi si approccia alla loro storia scopre un progetto che ha ridefinito il limite fisico del suono e quello intellettuale della scrittura rock, confermando che, oltre la polvere degli amplificatori distrutti, resta l&#8217;eredità di una band che ha guardato negli occhi il proprio pubblico e ha avuto il coraggio di non abbassare mai lo sguardo, trasformando il rumore della vita moderna in una sinfonia di rara e brutale bellezza. TRACKLISTING: Baba O&#8217;Riley &#8211; I can&#8217;t explain &#8211; I&#8217;m the face (as The High Numbers) &#8211; Anyway, anyhow, anywhere &#8211; My generation &#8211; A quick one, while he&#8217;s away &#8211; I can see for miles &#8211; Pinball wizard &#8211; Magic bus (live at Leeds) &#8211; Won&#8217;t get fooled again &#8211; Love, reign over me &#8211; However much i booze &#8211; Who are you &#8211; You better you bet &#8211; Substitute<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-381-the-who/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 304</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-304/</link>
	<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 19:39:19 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[La puntata 304 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di The Messthetics &#038; James Brandon Lewis, Fieldwork, Tomas Fujiwara, Blankrooms, Angelika Niescher, Kate Olson &#124; Puntata del 26 aprile 2026 &#124; The Messthetics &#038; James Brandon Lewis. Deface the currency &#124; The Messthetics &#038; James Brandon Lewis. Rules of the game &#124; Fieldwork. Evening rite &#124; Fieldwork. Embracing Difference &#124; Tomas Fujiwara. Mobilize &#124; Tomas Fujiwara. Recollection of a dance &#124; Blankrooms. Dark Desire &#124; Blankrooms. She moves &#124; Angelika Niescher. Perigeo &#124; Angelika Niescher. Rejoice, Dirupt, Resist &#124; The Messthetics &#038; James Brandon Lewis. Serpent Tongue &#124; Fil Rouge: Kate Olson. Pink Mountain &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-304/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>Father &#038; Sons 380 &#8211; Clock DVA</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-380-clock-dva/</link>
	<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:20:13 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[Dalle acciaierie di Sheffield al silenzio dei processori quantistici, i Clock DVA hanno tracciato la parabola dell’uomo contemporaneo nel tentativo di non scomparire nel flusso binario dei dati. Adi Newton non è mai stato un semplice cantante o programmatore, ma un teorico del suono che ha trasformato il nome Clock DVA nel brand di un’avanguardia perenne. La sua statura risiede nella capacità di mantenere viva la sperimentazione radicale per oltre quarant’anni, traghettando l’oscurità del post-punk verso la complessità digitale del ventunesimo secolo. Quella dei DVA non è musica intesa come reperto del passato, ma un segnale che viaggia nel tempo aggiornandosi costantemente; un’architettura sonora in cui Newton agisce come un catalizzatore tecnologico. Come lui stesso ha suggerito in uno dei suoi testi più celebri, siamo tutti &#8220;hackers&#8221; della nostra stessa realtà, chiamati a decodificare i segni di un futuro che i Clock DVA hanno già visto, esplorato e messo in musica. TRACKLISTING: Beautiful losers, The hacker, The horla, Relentless, 4 Hours, Resistance, Ghost cultures under collapse (as TAGC), Sound mirror, Chemical, Voice recognition test, Ha (as TAGC), Neoteric, Sign, Drive the exotic non essentials<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/father-sons-380-clock-dva/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 303</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-303/</link>
	<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 19:40:31 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[La puntata 303 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Lars Danielsson, Rino De Patre, Jesper Bodilsen, Nadje Noordhuis, Tingvall Trio, Beiggja &#124; Puntata del 19 aprile 2026 &#124; Lars Danielsson. Allan &#124; Lars Danielsson. Sensitiva &#124; Rino De Patre. Easy &#124; Rino De Patre. Di Sera &#124; Jesper Bodilsen. Taxi Driver &#124; Jesper Bodilsen. Woman&#8217;s glance &#124; Nadje Noordhuis. Ventura &#124; Nadje Noordhuis. Full Circle &#124; Tingvall Trio. Open Gate &#124; Tingvall Trio. Withces &#124; Lars Danielsson. Echomyr &#124; Fil Rouge: Beiggja. Love Cycle &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-303/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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	<title>IL TEMPO DI UN ALTRO DISCO Puntata 302</title>
	<link>https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-302/</link>
	<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 19:40:27 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[RadiostART]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[La puntata 302 de &#8220;Il tempo di un altro disco&#8221; presenta la musica di Jasper Hoiby, Mammal Hands, Trio Toykeat, Tingvall Trio, Rymden, Esbjorn Svensson Trio, Phronesis, Bobo Stenson &#124; Puntata del 12 aprile 2026 &#124; Jasper Hoiby. High Sky &#124; Jasper Hoiby. Conversations of hope &#124; Mammal Hands. Paper Boats &#124; Mammal Hands. Four Flowers &#124; Trio Toykeat. Perfect Make out Music &#124; Tingvall Trio. Life will go on &#124; Rymden. Bergen &#124; Esbjorn Svensson Trio. Tuesday Wonderland &#124; Phronesis. Emerald Horseshoe &#124; Phronesis. A silver moon &#124; Jasper Hoiby. The sound air makes &#124; Fil Rouge: Bobo Stenson. Sol &#124;<p class="continue-reading-button"> <a class="continue-reading-link" href="https://www.radiostart.it/blog/podcast/il-tempo-di-un-altro-disco-puntata-302/">Altre Informazioni<i class="crycon-right-dir"></i></a></p>]]></description>
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